Effetto Tsipras, Atene torna alla carica per i danni di guerra. Ue furiosa

Forse è l’effetto Tsipras, forse invece semplicemente effetto della crisi. Sono passati settant’anni, ma la Grecia torna alla carica con i risarcimenti di guerra e stavolta presenta alla Germania un conto salato e dettagliato. Atene stima che Berlino deve un risarcimento di ben 278,7 miliardi di euro per l’occupazione nazista durante la Seconda guerra mondiale. E questa è la prima volta che la Grecia calcola ufficialmente ciò che la Germania deve per le atrocità naziste. Ad annunciare il tutto è stato il vice ministro delle Finanze Dmitris Mardas. Per la stima dei danni la sinistra di Syriza aveva istituito un’apposita commissione, che ha ottenuto, a detta di Mardas, “prove sorprendenti” a sostegno delle richieste di risarcimento. Berlino aveva già pagato un risarcimento di 115 milioni di franchi tedeschi ad Atene nel 1960. Una cifra che però secondo la Grecia non ha coperto le spese per le infrastrutture danneggiate, i crimini di guerra e un prestito che i nazisti avrebbero costretto la Banca di Grecia a contrarre durante l’occupazione (e la nuova stima fornita da Mardas include anche i 10,3 miliardi del prestito forzoso). La Grecia ha continuato a chiedere risarcimenti alla Germania. Ma le autorità tedesche avevano sempre respinto le richieste greche, affermando che la questione era stata risolta legalmente e politicamente già nel 1990, prima della riunificazione della Germania. Tuttavia il primo ministro greco Alexis Tsipras era tornato alla carica il mese scorso, sollevando la questione con la cancelliera tedesca Angela Merkel a Berlino. «Il governo greco lavorerà per onorare pienamente i suoi obblighi. Ma, al tempo stesso, lavorerà affinché tutti gli obblighi non assolti nei confronti della Grecia e del popolo greco siano soddisfatti», aveva detto. «Francamente trovo questo dibattito stupido», ha tagliato corto il vicecancelliere tedesco Sigmar Gabriel respingendo le rinnovate richieste di Atene. Tutto questo, ha aggiunto a proposito delle pretese secondo cui le rivendicazioni per il passato vengono collegate agli aiuti finanziari per la crisi, «non porta la stabilizzazione della Grecia di un millimetro avanti».

Bruxelles striglia Atene: le misure sono sbagliate

Nessun passo avanti insomma nello stallo sul fronte greco. Anzi, Bruxelles, sul punto di perdere la pazienza, striglia Atene: le misure della lista necessarie per sbloccare gli aiuti, fanno sapere fonti Ue, «vanno nella direzione sbagliata». Il nervosismo cresce anche in vista dell’incontro di domani a Mosca tra il premier greco Tsipras e il presidente russo Vladimir Putin, in una ridda di voci su trattamenti di favore per Atene, da prestiti a sconti sul gas sino all’allentamento del bando russo sulle importazioni per alcuni prodotti agroalimentari. La Grecia intanto continua a soffiare sul fuoco con la Germania, mettendo sul tavolo la cifra di 279 mld per i rimborsi dei danni di guerra. «I contatti sono in corso», si premura di assicurare la Commissione Ue, che però non conferma nessuno incontro politico di alto livello tra Atene e Bruxelles. I giornali greci avevano invece ventilato l’ipotesi di un bilaterale tra il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis e il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici per giovedì. Intanto mercoledì si terrà anche la riunione dell’euro working group, per fare il punto della situazione, secondo la Commissione. Ma, fanno sapere fonti Ue, non bisogna aspettarsi nessuna decisione dall’incontro. Il punto è che non ci sono stati sviluppi significativi nelle ultime settimane, anzi, rispetto alle richieste di Bruxelles molte domande restano senza risposta, sempre secondo la Commissione. In particolare, il problema riguarda le misure rivolte ai più vulnerabili che non sono abbastanza mirate e, con la loro formulazione vaga, aprono la porta anche ad altri beneficiari e quindi non ci sono stime esatte sui costi e sulle coperture, accusa la Ue. Per questo probabilmente nella partita Atene ha rimesso sul piatto anche le compensazioni per i danni di guerra.