Droni, Obama sotto schiaffo: rivedrà il programma della “guerra perfetta”?

Droni, Obama al bivio. Da un lato il successo nel decimare la leadership di al Qaida con gli attacchi condotti con i droni. Dall’altro la consapevolezza, più viva che mai nelle ultime ore con la morte di Warren Weinstein e Giovanni Lo Porto, che una guerra perfetta o quasi non esiste: nonostante l’alta precisione, i droni uccidono anche civili. Eppure per Obama la campagna condotta con i droni sembra essere la via privilegiata: dall’inizio del suo mandato, il presidente l’ha scelta per prendere le distanze dalla gestione del suo predecessore in Iraq e in Afghanistan, basando le scelte sulle informazioni ricevute da Cia e Fbi e sulla assicurazione della ”quasi certezza” che nessun civile sarebbe stato ucciso. Un’affermazione quella della quasi certezza ora sommersa dalle critiche, con molti che si chiedono se la frase abbia per l’intelligence americana lo stesso significato che ha per la gente comune. E che fa piovere una valanga di critiche sulla Casa Bianca, alla quale si chiede maggiore trasparenza sul programma dei droni. La chiede il New York Times in un editoriale, lanciando anche l’ipotesi della creazione di una “corte dei droni” con giudici federali e della Corte d’appello chiamati a valutare la bontà  o meno di un attacco. Richieste che non è chiaro se saranno accolte, anche perché tutte le indicazioni sembrano puntare al fatto che la revisione della strategia americana per i droni in corso dopo gli ultimi eventi non si tradurrà  in una svolta. E Obama appare sempre piu’ in difficoltà: è il presidente che ha vinto il premio per la Pace e che vuole evitare moti civili, ma è allo stesso tempo il Commander-in-Chief con la responsabilità di difendere il paese. I droni – afferma Leon Panetta, ex direttore della Cia ed ex segretario alla Difesa del presidente Obama – sono l’unica opzione per inseguire e catturare terroristi in alcune aree, quali alcune regioni tribali del Pakistan. Il dubbio però è che i vari successi ottenuti con i droni si siano tradotti in un’eccessiva e falsa fiducia nella tecnologia e nella precisione in guerra. ”Forse abbiamo pensato di essere meglio di quello che siamo” affermano alcune fonti dell’amministrazione. Le polemiche intanto continuano e si attendono gli esiti della revisione in corso e le decisioni che seguiranno, anche sul fronte della politica americana per gli ostaggi aspramente criticata. Alcuni osservatori ritengono che l’approccio del governo nel caso Weinstein-Lo Porto non sia stato corretto, perché  l’attenzione è stata data maggiormente a prendere di mira cellule di al Qaida invece che alla tutela dell’ostaggio. In Siria la Cia ha droni dedicati alla ricerca di ostaggi americani, in Pakistan no. E anche se questo non significa che gli ostaggi sono abbandonati, vuol dire che ottenere informazioni sul loro conto – quando non si nessuno sul terreno – non è facile.