Il dramma dell’Eritrea: ogni mese 2000 in fuga dall’ex colonia italiana

Solo da gennaio a marzo 2015 sono 906 i profughi arrivati dall’Eritrea in Italia. A riportarlo il Corriere della Sera, in un reportage dall’ex colonia italiana, divenuta una vera e propria prigione a cielo aperto. «Roma – scrivono gli inviati del quotidiano  di via Solferino – è la capitale  che, tra mille difficoltà, vanta i migliori rapporti diplomatici con la linda Asmara dove i palazzi ricordano Latina e nei bar versano ancora il Punt e Mes in versione africana. Ragioni, storiche, culturali». Ma ad Asmara, dove i palazzi ancora portano testimonianza del Ventennio fascista, la dolce vita è un sogno e l’Italia è un miraggio di salvezza.

 Eritrea, via dall’inferno comunista

Secondo le stime dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati, dall’Eritrea fuggono ogni giorno duemila persone al mese. Una media di settanta persone al giorno. «Non c’è luogo al mondo – sostengono gli inviati del Corriere della Sera, ignorando ad esempio i 140mila migranti che dal Messico ogni anno cercano di raggiungere gli Stati Uniti – che non sia in guerra e che registri un esodo così massiccio e continuato». L’inferno dell’Eritrea è un tema che riguarda decine e decine di nazioni dei cinque continenti. In primis, la questione dei diritti civili: l’Eritrea scrivono i giornalisti del Corsera «è la Nord Corea africana del dittatore un tempo marxista Isaias Afewerki». Evidentemente agli inviati del giornale milanese pare brutto usare il termine “dittatura comunista”. Meglio dare genericamente la colpa a un “dittatore” africano senza ricollegarlo a un’ideologia ancora cara a diversi lettori (e a parecchi giornalisti) del Corriere della Sera.