Diaz, è ancora polemica. Un poliziotto su Fb scrive: «Esistono due verità»

Diaz, non si attenuano le polemiche: e un post rinfiamma il processo mediatico su vittime e carnefici. «Io sono uno degli 80 del VII Nucleo. Io ero quella notte alla Diaz. Io ci rientrerei mille e mille volte». Tre righe su Facebook firmate da un poliziotto, Fabio Tortosa, che quella fatidica notte seguita agli scontri del G8 di Genova partecipò all’irruzione della Polizia, riaccendono discussioni e controversie sulla «verità» della Diaz di 15 anni fa. Solo pochi giorni fa la sentenza della Corte di Strasburgo ci ha ricatapultati in quella vicenda, e ora i commenti a quel pronunciamento continuano ad alzare la temperatura del dibattito su colpe e giustificazioni, capri espiatori ed effettivi colpevoli. Un dibattito che, all’indomani di un post sul social network, torna a dividere opinione pubblica e addetti ai lavori.

Diaz, il post sul web

A scatenare l’ennesima bufera su quella maledetta notte è Fabio Tortosa, dunque, poliziotto oggi cinquantenne che quel 20 luglio era a Genova, aggregato al VII Nucleo sperimentale, quello di Canterini. Quello che, stando alle sentenze, ha avuto un ruolo non marginale nel pestaggio dei giovani che si trovavano alla Diaz. Tortosa è un sindacalista della Consap, uno dei sindacati di polizia: oggi fa parte della consulta nazionale del sindacato dedicata proprio alle problematiche e alle tecniche operative dei reparti mobili, e si dichiara stupito dal polverone mediatico seguito alla sua dichiarazione sul web, affermando di non capire le critiche che gli sono state rivolte. Il post incriminato su cui si stanno svolgendo accertamenti in merito all’attribuzione – poi rimosso assieme alla pagina Facebook – sarebbe stato scritto il 9 aprile, due giorni dopo la sentenza della Corte di Strasburgo che ha condannato l’Italia definendo «tortura» quel che accadde alla Diaz. Parole, quelle registrate on line, seguite appena 24 ore dopo da dichiarazioni ancora più incisive: «Esistono due verità – ha scritto l’agente – … la verità processuale si è conclusa con una condanna di alcuni vertici della polizia e del mio fratello Massimo Nucera… E poi esiste – prosegue il post – la verità, quella con tutte le lettere maiuscole. Quella che solo io e i miei fratelli sappiamo, quella che solo noi che eravamo lì quella notte sappiamo. Una verità che non abbiamo mai preteso che venisse a galla». Dichiarazioni allusive che poi convergono su una conclusione dai toni ancora più accesi: «Quello che volevamo era contrapporci con forza, con giovane vigoria, con entusiasmo cameratesco a chi aveva, impunemente, dichiarato guerra all’Italia…Tranquilli, non vogliamo la pietas di nessuno sappiamo che siamo quelli ignoranti, scampati alla disoccupazione, lontani dai vostri salotti radical chic, dal vostro perbenismo becero, dal vosto politically correct».

Le reazioni: Renzi, Alfano, i sindacati

Il Dipartimento della Pubblica sicurezza ha immediatamente avviato gli accertamenti e non esclude, «conseguenti procedure disciplinari» che potrebbero scattare «sia nei confronti dell’autore del post, che nei confronti di tutti coloro che, se appartenenti alla Polizia di Stato, hanno effettuato commenti censurabili». Ma in queste ore è tornato a esprimersi nel merito del caso Diaz lo stesso Renzi, proprio da Genova, sottolineando la necessità di fare «chiarezza fino in fondo sulle responsabilità politiche di chi ha gestito» la vicenda, aggiungendo in conclusione: «Non trovo sia un’idea convincente risolvere tutto trovando un capro espiatorio. Se da premier mi chiede del presidente di Finmeccanica – ha detto il premier intervistato da Primo Canale a Genova a proposito dell’opportunità o meno delle dimissioni di Gianni De Gennaro da Finmeccanica – io le dico che il presidente di Finmeccanica ha tutti i titoli e le qualità per governare l’azienda. Se mi chiede del ruolo del presidente di Finmeccanica allora quando era capo della polizia è stato assolto da ogni tipo di processo, e da questo punto di vista immaginare il capo della polizia come capro espiatorio di ciò che è accaduto è inaccettabile». Infine, sulla necessità di accertamenti sul caso del post pubblicato su Facebook da Fabio Tortosa, con il premier e accanto alle diverse sigle sindacali della polizia (dal Silp-Cgil alla Anfp e Siap, che attraverso le dichiarazioni dei loro segretari hanno duramente criticato il post), si è espresso nelle stesse ore anche il ministro dell’Interno Alfano che ha ribadito: «Faremo presto chiarezza su fatti di simile gravità. Con tutta la celerità necessaria e con il dovuto rigore, valuteremo il comportamento del poliziotto». Dal canto suo, nonostante la bufera che gli è piovuta addosso, Tortosa tira dritto: «Le mie parole sono state travisate. Non confermo niente perché non so neanche qual è la critica: sono stato chiamato ad un’operazione di ordine pubblico alla quale sono intervenuto. Per quella che è stata la nostra realtà operativa, non è successo nulla di quanto sta emergendo in questo periodo… Quella della Diaz – conclude – rimarrà una pagina nera per questo paese, ma chi c’era sa che è venuta fuori solo una parte della verità»…