Il destino del centrodestra si deciderà ancora una volta in Puglia

Il destino del centrodestra si deciderà ancora una volta in Puglia, come accadde circa venti anni fa quando Pinuccio Tatarella fece della sua regione il laboratorio di quella che poi diventò la Casa delle Libertà. Quanto sta accadendo in vista delle elezioni regionali riporta la Puglia ad essere centrale e il risultato che si registrerà nel centrodestra determinerà il futuro della coalizione. È un po’ come nel gioco dell’oca e dopo vent’anni si torna al punto di partenza. Tatarella teorizzò l’unità delle forze alternative alla sinistra, nonché l’allargamento alla società civile e alle liste civiche, dando vita ad una stagione in cui il centrodestra (e in particolare Alleanza Nazionale) conquistarono in quel territorio tutto ciò che si poteva conquistare, dalla Regione alle province, ai comuni capoluogo.

Dopo venti anni il centrodestra muore e rinasce in Puglia

Oggi invece in Puglia il centrodestra è l’esatto opposto e sta concludendo il lungo ciclo che lo ha visto protagonista e vincente e che adesso mostra i segni di un declino inarrestabile. Ma come sempre accade il punto più basso che si sta per toccare sarà anche il punto da cui partirà la rinascita della coalizione che comunque dovrà ospitare l’elettorato moderato. La faida interna a Forza Italia ha spaccato in due la coalizione, ma in maniera politica, programmatica ed omogenea. Da una parte si sono schierati Silvio Berlusconi, La Lega Nord di Matteo Salvini e la candidata Adriana Poli Bortone, tentata dal cavaliere solleticando la naturale ambizione politica di un cavallo di razza e il suo odio verso il conterraneo Raffaele Fitto. Dall’altra ci sono soggetti tutti provenienti dal Pdl, ma ormai allontanatisi dal berlusconismo: Raffaele Fitto, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni (che in questa occasione si è dimostrata una leader coraggiosa) e il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, guidati da un candidato fortemente radicato nella società civile.

Una spaccatura perdente, ma forse salutare

La spaccatura del centrodestra in Puglia diventa così il punto di rottura finale, la disgregazione che inevitabilmente renderà la coalizione perdente, consegnando il governo della regione all’ex sindaco di Bari Michele Emiliano. Al contempo, però, sarà un nuovo inizio proprio nel laboratorio tatarelliano, con in campo due modelli di centrodestra che si contenderanno il voto degli elettori non di sinistra. Da una parte ci sarà il centrodestra più ancorato al passato e più populista, rappresentato da Berlusconi, Salvini e Poli Bortone, dall’altra un centrodestra più europeo, più repubblicano e più rappresentativo delle diverse culture della coalizione (anche se al momento carente di identità politica), rappresentato da Fitto, Meloni, Alfano e Schittulli. Ovviamente saranno gli elettori a decidere e se una delle due coalizione dovesse prevalere nettamente sull’altra si disegnerebbe una strada da percorrere per costruire il centrodestra del futuro e per trovare al suo interno il leader capace di rappresentarlo e di sfidare Matteo Renzi.