Def, è rivolta contro la bufala di Renzi: spot sulla pelle degli italiani

«Renzi è il solito conta balle che parla per spot». L’attacco al premier arriva dal senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri che dati alla mano contesta il Def. «Non si può avere una pressione fiscale che arriva al 50 per cento del Pil – dice Gasparri – minacciare di ricorrere a clausole di salvaguardia, fare tagli lineari agli enti locali a loro volta costretti a chiedere soldi ai cittadini e poi blaterare di un presunto tesoretto. Un anno fa furono gli 80 euro. Ora la “sorpresa” serve per aprire la campagna elettorale delle regionali. Si taglia in sicurezza, si tartassa la casa, aumentano le imposte dirette e indirette, cresce la disoccupazione, resta il problema esodati e delle pensioni minime, altro che tesoretto. Ed è francamente intollerabile l’atteggiamento da scendiletto di qualcuno del governo – conclude Gasparri – che già vanta utilizzi e ipotizza destinazioni per soldi che sanno bene non esserci. Li sbugiarderemo in Parlamento».

Def, le critiche dei cinquestelle: Wanna Marchi farebbe meglio

«Questo Def non è altro che un libro dei sogni e se lo si affidasse a Wanna Marchi o al mago Forrest ci azzeccherebbero di più di Renzi visto che l’anno scorso quando lo hanno fatto hanno sbagliato i conti di 17 miliardi e poi hanno chiesto i soldi agli enti locali facendo aumentare le tasse locali per i cittadini». Lo afferma il deputato M5S e vicepresidente della Camera Luigi Di Maio alla Telefonata di Belpietro. «Quindi adesso – prosegue – possono dire ciò che vogliono ma non hanno nessuna credibilità per dire che da qui a dicembre le cose andranno meglio e c’è un tesoretto di un miliardo e mezzo. E credo che sia sbagliato quando altri personaggi politici dicono “io con questo tesoretto ci farei questo, io li impegnerei per una nobile causa” perché in realtà Renzi e Padoan non hanno nessuna coscienza e nessuna capacità di prevedere cosa accadrà a dicembre economicamente, perché non hanno tagliato nessuno degli sprechi della casta tra cui i vitalizi, i maxi stipendi e le tante auto blu». Secondo Di Maio infatti il governo non fa «la spending review perché sono sempre le stesse lobby che governano questo Paese dietro Matteo Renzi».