Cucina “rossa”, ecco come la sinistra si è presa anche il posto a capotavola

«La cucina era cosa nostra, non in senso mafioso, in senso culturale, del ceto borghese, se non aristocratico… Poi, in concomitanza con il declino dei destrorsi maestri…». Il Giornale, in un articolo di Camillo Longone, si occupa del libro di Alberto Capatti, “Storia della cucina italiana”, che racconta come, dagli anni Ottanta, da “La Gola” a “Slow food” di Carlo Petrini, la sinistra conquistò il “centro della tavola” e l’egemonia anche gastronomica, grazie ai media e al solito vizietto del monopolio culturale. Eppure non è stato sempre così…

La sinistra che avanza anche a tavola

Negli anni Cinquanta e Sessanta – spiega Longone – “a occuparsi di cibo e di vino erano innanzitutto lo scrittore elegante Mario Soldati, l’inviato in monocolo Paolo Monelli, il conte Guido Piovene, il duca Alberto Denti di Pirajno che era stato l’ultimo prefetto di Tripoli e quindi il principe del giornalismo Orio Vergani, arrestato nel ’36 a Barcellona per simpatie franchiste e fondatore nel ’53 a Milano dell’Accademia della Cucina, ovvero di un consesso di liberali e industriali, insomma l’esatto opposto di Slow Food… Ma poi cos’è successo?». Secondo Longone, che cota ampi stralci del libro, in concomitanza col declino dei succitati e piuttosto destrorsi maestri, “saliva l’astro di Luigi Veronelli, che prima di diventare il numero uno dell’enogastronomia era stato un editore anarchico (in catalogo Proudhon e De Sade). Di sicuro non si trattava di un democristiano ma nemmeno di un trinariciuto: il gourmet bergamasco era un battitore libero. La lunga carriera veronelliana toccò il suo vertice negli anni Settanta col programma televisivo condotto insieme ad Ave Ninchi, A tavola alle 7…».

Da Veronelli a Farinetti…

Dunque, secondo Capatti, la svolta a sinistra non avvennenel ’68 e nemmeno nel ’77 ma nel 1982, epoca di riflusso. Fu allora che nacque La Gola ed è una storia che Capatti nel suo libro racconta con dovizia di particolari perché l’ha vissuta dall’interno: era nel comitato scientifico. «Più che scientifico però lo chiamerei comitato politico, a giudicare dalla lista dei nomi dove spiccava Nanni Balestrini, poeta superideologico ed esule in Francia per motivi sovversivi. Il grafico-editore Gianni Sassi lavorava con un poster di Lenin alle spalle: a me la visione di quell’assassino seriale avrebbe tolto l’appetito ma ai comunisti, autonomi, situazionisti, movimentisti che frequentavano la redazione eccitava le ghiandole salivari…». «La Gola fu solo l’avanguardia, l’egemonia della sinistra cominciò a delinearsi qualche anno dopo, quando nell’86 nacquero sia Gambero Rosso (dapprima come costola del Manifesto) sia Slow Food (dapprima come costola dell’Arci). Stefano Bonilli è passato a miglior vita mentre Carlo Petrini ancora vive e lotta insieme a noi…». Come ieri lottava insieme a D’Aema lo chef dei vip Giancarlo Vissani e oggi lotta insieme a Renzi il padre di Eataly Oscar Farinetti