Cremona, i centri sociali progettavano una rappresaglia contro CasaPound

Progettavano una rappresaglia contro CasaPound i militanti del centro sociale Dordoni di Cremona. La circostanza è emersa nell’ambito delle indagini che hanno portato all’arresto di 16 persone, nove di CasaPound e sette del Dordoni, per la rissa del 18 gennaio nella quale rimase gravemente ferito l’antifascista con un passato da skinhead Emilio Visigalli.

La rappresaglia progettata in ospedale

Visigalli, colpito da una sprangata, era finito in un coma da cui si è ripreso una decina di giorni dopo. Proprio nella sua stanza di ospedale, dopo il risveglio, il cinquantenne ha iniziato a progettare con gli altri militanti la vendetta, che doveva essere in grande stile. Le conversazioni sono state registrate in alcune intercettazioni ambientali e hanno contribuito alla decisione del gip di Cremona di disporre gli arresti, scattati con le accuse di rissa aggravata e, in due casi, tentato omicidio. Lo stesso Visigalli è tra le persone sottoposte alla misura cautelare e si trova ai domiciliari.

Le indagini e la rissa

E le intercettazioni telefoniche e ambientali sono state determinanti anche per identificare chi partecipò alla rissa, scatenata dopo la partita Cremonese-Mantova. Gli antifascisti, dopo una prima versione in cui accusarono CasaPound di aver tentato un assalto nei loro confronti, ammisero di essere stati loro a cercare i militanti del movimento, all’uscita dallo stadio Zini. Da lì, dunque, il confronto tra i due gruppi, degenerato poi nella rissa in cui Visigalli è rimasto ferito più gravemente, ma in cui anche un ragazzo di CasaPound è stato ferito alla testa con una prognosi di 20 giorni.

Cremona sotto l’assedio dei centri sociali

Dopo quell’episodio e già prima che gli antifascisti iniziassero a progettare nuovi assalti a CasaPound, Cremona ha vissuto giorni di gravissima tensione: i centri sociali diedero vita a un corteo in cui fu devastata la città e ci si misero anche i 99 Posse invocando su facebook «più bastoni e meno tastiere» alla vigilia di un concerto che avrebbero dovuto tenere in città. Il concerto fu poi vietato dal comitato per la sicurezza cittadina, anche sulla scorta dell’indignazione dei cremonesi che decisero di promuovere una petizione sui social network per chiedere la chiusura del Dordoni.