Crac della “Coop Costruttori”, legnata in appello: aumentano le condanne

La Corte d’appello di Bologna, I sezione, ha pressoché confermato la sentenza di primo grado del processo per il crac Coop Costruttori di Ferrara, ribadendo ma aumentando sette condanne sui 21 imputati. Pene maggiori per i massimi dirigenti Giovanni Donigaglia, 6 anni, Renzo Ricci Maccarini 4, Bettino Verlicchi 3 anni e 4 mesi, Valentino Ortolani, 2, Giorgio Dal Pozzo, 2 anni 4 mesi, e per i sindaci della coop Mauro Angelini, 2 anni 6 mesi, e Sante Baldini 2 anni 4 mesi. L’ottavo condannato in primo grado nel frattempo è morto.
Tutti gli altri imputati sono stati assolti, soprattutto le società di revisione che, secondo l’accusa, che aveva chiesto condanne per 124 anni di carcere, avrebbero avuto il dovere di controllare i bilanci: sono stati assolti per non aver commesso il fatto. La sentenza d’appello di fatto aggrava le posizioni degli imputati condannati perché riconosce le falsificazioni in bilancio che hanno portato al dissesto della coop.

Crac coop da un miliardo di euro, 10.000 creditori beffati

Ma non era stato certo tenero il pm del processo di primo grado quando aveva ricostruito in maniera puntuale la vicenda della Coop Costruttori di Ferrara e, soprattutto, lo scenario nel quale era maturato quel crac da un miliardo di euro e che aveva visto 10.000 creditori insinuati allo stato passivo per una delle aziende più titolate in Italia, che in oltre trent’anni di attività era diventata la prima coop nel settore delle costruzioni, quarta impresa in Italia dopo i colossi delle grandi opere.
«La Coopcostruttori era un’impresa gestita in modo verticistico e piramidale», aveva spiegato la pm Ombretta Viola nel corso della requisitoria durata cinque ore, con al fianco il collega Nicola Proto nel processo di primo grado a nove anni da quel crac del luglio 2003 prima di snocciolare, di fronte al Tribunale di Ferrara, le richieste di condanne per quelli che, all’epoca – siamo nell’estate di 2012 – erano venti imputati, con pene a scalare seguendo la conformazione piramidale dei ruoli ricoperti nell’azienda.
Le richieste del pm furono pesantissime ipotizzando il massimo della pena per i quattro più alti dirigenti, accusati di associazione a delinquere finalizzata alle bancarotte: 14 anni all’ex-presidente Giovanni Donigaglia, 12 al suo ex-vice Renzo Ricci Maccarini, 10 a Beppino Verlicchi e 9 anni a Giorgio Dal Pozzo.