Con l’affondo sull’Armenia il Papa ha avuto la forza di superare l’Europa

L’America è tornata protagonista sulla scena mondiale. Nell’arco di pochissimi giorni si è ribaltata l’immagine di un mondo ormai cinesizzato. Prima la stretta di mano di Obama e Raul Castro, a Panama. Che non sancisce solo un riavvio delle relazioni tra Usa e Cuba, ma è un segnale per tutta l’America Latina. Obama, a differenza di molti suoi compatrioti, si è reso conto che non è Mosca a rischiare l’isolamento, ma sono gli Stati Uniti.

Le ingerenze politiche ed economiche degli Usa

Dopo aver rovinato i rapporti con buona parte dei Paesi sudamericani con indecenti ingerenze e politiche economiche aggressive e che hanno provocato povertà e disperazione, ora gli Usa si ritrovano a dover trovare intese ed accordi. Perché, dall’altra parte del mondo, la Cina sta facendo altrettanto. Rilancia la via della seta per coinvolgere i Paesi dell’ex Urss, cerca una soluzione ai perenni problemi con l’India, finge amicizia con Mosca alle prese con le sanzioni occidentali, investe in Grecia compra aziende italiane in svendita. Pechino, in pratica, si dota di un retroterra che arriva sino all’Atlantico. E che comprende l’Africa. Per Obama diventa difficile continuare a minare le economie dell’America Latina, utilizzando anche una magistratura di servizio per attaccare l’Argentina o le sanzioni contro il Venezuela per far decadere il modesto Maduro.

Il protagonista vero è stato Papa Francesco

Ma non è stato solo Obama il protagonista della scena. C’è stato anche Papa Francesco, con le dichiarazioni sull’Armenia che hanno irritato la Turchia. Francesco, in questa occasione, è stato totalmente americano, argentino. Per nulla piemontese. Ed al Papa argentino non interessa minimamente la diplomazia europea. Non interessano i buoni rapporti o lo stile. Non interessa neppure l’Europa, in realtà. Così, dopo i massacri di cristiani in Africa e Asia, difende i cristiani armeni e non ha timori ad indicare quelli che per lui sono i colpevoli del genocidio. Sorvolando, con il solo immancabile auspicio di pace, sui morti del Nagorno Karabak. Una scelta di campo esplicita. Che, per questo, spiazza i cacadubbi dell’informazione italiana.  Luigi Iannone, nel suo libro Sull’inutilità della destra, sottolinea come tutta un’area sia stata spazzata via per le proprie paure di fare i conti con il passato, per la voglia di essere politicamente corretti, per il desiderio di essere accettati. Il Papa argentino non ha questi problemi. E non gli importa nulla se il suo attacco alla Turchia favorirà proprio il presidente Erdogan perché garantirà un’unione nazionale, su base islamica, contro gli attacchi del Papa simbolo di una difesa di parte.

da Augusto Grandi:

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