Classi ponte per i figli di immigrati che non parlano l’italiano: che male c’è?

Le classi ponte, una proposta che risponde ad alcune esigenze pratiche e che va a vantaggio proprio degli scolari figli di immigrati, consentendo loro di recuperare. Ma che subito viene attaccata dalla strumentalizzazione della sinistra, etichettata come razzista e intollerante. Pd e compagni utilizzano le stesse armi di sempre, dicendo che si vogliono le classi-ghetto e altre corbellerie del genere, utili solo alla propaganda della sinistra. La proposta presentata dalla Lega parte da un presupposto: i figli di immigrati che non sanno parlare per niente l’italiano – e che quindi hanno difficoltà nell’esprimersi con i coetanei – vengono inseriti in classi ponte per permettergli di impadronirsi della lingua e quindi di non sentirsi in difficoltà nei confronti degli altri alunni. Ma vediamo nei dettagli:

 Le classi ponte servono per l’inserimento

«Classi di inserimento per gli immigrati che non conoscono la lingua italiana», «presidi nominati da docenti, categorie economiche dei territori ed enti locali», «piano di offerta formativa concordato con le rappresentanze territoriali», «piano assunzioni triennale», «più valore alle abilitazioni e alle idoneità conseguite». E «standard Cambridge per l’apprendimento, già dalle elementari, della lingua inglese». La Lega Nord, in commissione, presenta la propria “buona scuola”, “contestando in toto la «riforma ipercentralista di Renzi».

 Correggere tutti gli errori della riforma dannosa di Renzi

«La falsa autonomia sbandierata da Renzi scavalca i territori – dice il deputato leghista Roberto Simonetti – No a dirigenti scolastici che, come fossero podestà, rispondono solo al ministero. Per noi i presidi devono essere espressione del territorio e a questo devono rispondere, concertando anche il piano di offerta formativa. Creiamo sinergie fra scuola,territorio e mondo del lavoro, per dare piena continuità e nuove opportunità occupazionali ai nostri ragazzi». Quanto alla questione del personale, la Lega Nord si oppone «alla mobilità degli insegnanti tra le regioni» e presenterà emendamenti «per garantire il tempo indeterminato a tutti coloro che hanno costruito professionalità in questi anni» e «per scongiurare i nuovi esodati della scuola: 28mila docenti che, con la ricetta Renzi, rischiano di aggiungersi a quelli della Fornero».