Ci sono i musulmani, niente benedizione a scuola

È di nuovo polemica sulla mancata benedizione delle aule scolastiche. Questa “moda” di mandare via i parroci ha colpito anche l’Istituto comprensivo statale Antonio Gramsci di Decimoputzu, un comune di circa 4.500 abitanti in provincia di Cagliari, durante il periodo pasquale.

Benedizione a scuola “vietata”

Lo stop imposto dalla preside al parroco della Chiesa Nostra Signora delle Grazie per evitare di interrompere le attività scolastiche e per rispetto verso gli alunni che professano altre religioni sta animando le discussioni sul web e i social e non ha lasciato indifferente nemmeno la politica. All’attacco l’ex governatore Ugo Cappellacci (Fi) ha risposto su Facebook: «Questa “moda” – scrive in un post  – secondo la quale per rispettare una religione bisognerebbe rinunciare alla propria o cancellare le tradizioni e la cultura di un popolo è dannosa, alimenta le tensioni anziché mitigarle e fa avanzare quel “nulla” che è terreno fertile per ogni intolleranza. Siamo arrivati all’assurdità – denuncia – che la pratica di una tradizione nostrana viene considerata offesa ad un’altra. È il massimo livello di intolleranza: quella verso sé stessi. A furia di inneggiare al “jesuisqualcunaltro’”e al “boldrinismo” esasperato ci stiamo dimenticando chi siamo noi».

Insorge il centrodestra

Tuona anche la destra. «La decisione della dirigente scolastica di Decimoputzu che ha negato al parroco del paese di benedire le aule scolastiche per un presunto bisogno di tutelare i bambini di religione musulmana, è sbagliata – ribadisce il coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Salvatore Deidda, protagonista qualche anno fa di una visita alla comunità musulmana di Cagliari durante la preghiera del venerdì – e rischia di alimentare al contrario un clima di odio e intolleranza. Negando, nascondendo le nostre radici cristiane – argomenta – non aiutiamo nè creiamo una convivenza basata sul rispetto. Rispetto reciproco e non tolleranza. Tolleri ciò che non sopporti, mentre bisogna insegnare che qui c’è una tradizione e una cultura cattolica cristiana».