Chiesto il processo per il sottosegretario Barracciu: Renzi lo sa?

Nel primo interrogatorio aveva parlato di rimborsi per il carburante, poi nei successivi faccia a faccia con gli investigatori della Procura di Cagliari, il sottosegretario alla Cultura, Francesca Barracciu (Pd), aveva fornito ulteriori spiegazioni e presentato documenti sulle spese effettuate quando sedeva nei banchi del Consiglio regionale della Sardegna. Carte che, però, non hanno convinto il sostituto procuratore Marco Cocco: chiusa l’inchiesta, il pm ha sollecitato il rinvio a giudizio dell’esponente del Governo Renzi. Il 24 giugno è fissata la prima udienza preliminare davanti Gup del Tribunale di Cagliari, Lucia Perra, che dovrà decidere se far cadere le accuse di peculato o mandare a processo l’ex europarlamentare del Pd. «Abbiamo protestato per la scelta di aver voluto separare la posizione dell’onorevole Francesca Barracciu dagli altri 24 indagati per il medesimo fatto – commenta l’avvocato difensore Franco Luigi Satta – L’unico elemento che fa la differenzia dagli altri, a questo punto, è il solo fatto che lei fa parte del Governo». Il riferimento è alla decisione del Pm di tenere stralciato il fascicolo sul sottosegretario, a cui la Procura contesta spese illegittime per 78 mila euro, dagli altri ex consiglieri regionali del centrosinistra finiti nello stesso filone d’inchiesta. «La decisione iniziale di stralciare la posizione della mia assistita – riprende il legale – era legata alla richiesta della misura interdittiva di sospensione dalla carica chiesta dal pubblico ministero ma respinta dal Gip con provvedimento non impugnato dalla Procura. Ora dunque non ci spieghiamo perché questa decisione di tenere stralciata la sua posizione, separata addirittura da quella del tesoriere e del capogruppo che i soldi le avevano dato».

La Barracciu aveva vinto le Primarie Pd

Dopo aver vinto nel 2013 le primarie per la candidatura a governatore della Sardegna per il centrosinistra, Francesca Barracciu aveva ricevuto l’invito a comparire dalla Procura per uno dei vari filoni dell’indagine sui fondi ai gruppi che, a conti fatti, ha già coinvolto 83 consiglieri regionali della XIII e della XIV legislatura. Inizialmente le erano state contestate spese per 33 mila euro, poi però nel marzo marzo 2014 la somma era lievitata a 78 mila euro. In un primo momento l’esponente del Pd era difesa da Carlo Federico Grosso e Giuseppe Macciotta: con loro si era presentata in Procura nel dicembre 2013 per il primo interrogatorio, giustificando di aver speso i 33 mila euro in larga parte per rimborsi chilometrici per il carburante. Qualche mese dopo, poi, il cambio del collegio difensivo con l’ingresso dell’avvocato sassarese Franco Luigi Satta, poco prima che il pm Cocco – nel marzo 2014 – facesse crescere l’ammontare delle contestazioni. «Il Pd è un partito garantista, il suo codice etico non esclude che ci si possa candidare in caso di avviso di garanzia. Neppure per rinvio a giudizio»: così, nel marzo 2014, Francesca Barracciu (sostituita nel frattempo da Francesco Pigliaru nel ruolo di candidata del centrosinistra alle regionali sarde) aveva commentato in un’intervista le polemiche per la sua nomina a sottosegretario alla Cultura. Nata per le spese del solo gruppo misto della XIII legislatura, l’inchiesta per peculato sui fondi aveva coinvolto all’inizio venti consiglieri, prima di estendersi a tutti i gruppi e anche alla legislatura successiva. La sottosegretaria del governo Renzi è accusata di aver speso illegittimamente i soldi che riceveva per spese che dovevano riguardare solamente il gruppo. Proprio a causa dell’inchiesta che la vede indagata, qualche settimana fa l’esponente di governo aveva dato vita ad un acceso battibecco via Twitter con l’attore Alessandro Gassman, che ne chiedeva le dimissioni.