Centrafrica, caschi blu pedofili nei campi profughi? La furia di Hollande

Sullo scandalo dei soldati Onu che si sarebbero macchiati di abusi in Africa, il presidente François Hollande si è veramente infuriato: «Se alcuni militari si sono comportati male sarò implacabile», ha detto infatti il presidente francese dopo le rivelazioni del britannico The Guardian sul presunto stupro di bambini da parte di alcuni caschi blu francesi durante la missione Sangaris in Centrafrica. «Le sanzioni dovranno essere esemplari», ha aggiunto, sottolineando che nessuno può permettersi di «infangare l’uniforme francese». «Non vogliamo nascondere nulla», ha aggiunto poi un responsabile del ministero della Difesa di Parigi dopo le rivelazioni sul presunto scandalo pedofilia che coinvolgerebbe alcuni caschi blu francesi. La questione sarebbe questa: qualcosa da mangiare, un dollaro, un biscotto, in cambio di favori sessuali. Uno nuovo scandalo insomma investe i soldati dell’Onu: caschi blu francesi in Centrafrica sono finiti nella bufera per accuse di pedofilia. La procura di Parigi ha aperto un’inchiesta su denunce di abusi su minori a carico dei loro militari in servizio a Bangui. La conferma è arrivata dal Palazzo di Vetro: il portavoce Farhan Haq ha avallato l’esistenza delle indagini e che un alto funzionario dell’organizzazione mondiale per la pace è stato messo in aspettativa per aver fatto prematuramente circolare, in versione integrale, i risultati provvisori dell’indagine interna. Gli abusi risalirebbero al 2013 e 2014 quando la missione Minusca, rinnovata martedì scorso per altri 12 mesi, veniva messa in piedi nella capitale Bangui, a ferro e fuoco per gli scontri tra le milizie. Secondo un dossier ottenuto dal Guardian, i caschi blu francesi si sarebbero resi colpevoli di «stupri e sodomia» su ragazzini affamati e senza casa in un centro per sfollati presso l’aeroporto M’Poko. Uno di questi bambini, di appena nove anni, avrebbe descritto gli abusi subiti da parte di due militari francesi in cambio di cibo e di piccole somme di denaro.

Un’inchiesta sui caschi blu era già in corso da parte dell’Onu

Una inchiesta interna era stata ordinata nel 2014 dall’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati con sede a Ginevra: funzionari Unhcr e Unicef avrebbero interrogato i bambini tra maggio e giugno dell’anno scorso ottenendone la descrizione dei militari responsabili. Intitolato Sexual Abuses on Children by International Armed Forces, il dossier è stato passato al quotidiano britannico da Paula Donovan della ong Aids Free World. La Donovan ha dichiarato sul Guardian: «L’abuso sessuale da parte di personale di peacekeeping è rivoltante, ma la terribile verità è che questo non è raro. La risposta istintiva delle Nazioni Unite per la violenza sessuale nei suoi ranghi – ignorare, negare, nascondere, dissimulare – deve essere sottoposta a una commissione veramente indipendente d’inchiesta, con accesso totale, dall’alto verso il basso, e piena facoltà di citazione in giudizio». La magistratura francese avrebbe invece ottenuto il materiale da un veterano dell’Unhcr, lo svedese Anders Kompass: sarebbe lui, secondo il Guardian, il funzionario sospeso dall’incarico per aver denunciato i caschi blu alle autorità senza passare per l’Onu. «Una violazione grave del protocollo», ha detto il portavoce del Palazzo di Vetro. «Perché frustrato dall’inazione dei suoi superiori», scrive il giornale di Londra. Le Nazioni Unite sono state al centro di scandali in passato per aver chiuso gli occhi davanti agli abusi sessuali dei soldati della pace: Repubblica Democratica del Congo, Kosovo e Bosnia, sono alcune delle pagine “nere” che al Palazzo di Vetro si preferirebbe dimenticare. Accuse di molestie sono state fatte anche nei confronti di caschi blu a Haiti, Burundi, Liberia, Sri Lanka, Cambogia. Coinvolti soldati di ogni nazionalità: e nel 2003 una inchiesta interna aveva rivelato che i colpevoli nella maggior parte dei casi erano rimasti impuniti. La missione Sangaris è iniziata a dicembre 2013 nella Repubblica Centrafricana a rinforzo della Mission internationale de soutien à la Centrafricaine (Misca) per contenere la guerra civile in corso nel Paese: ormai ci sono un milione di profughi, e lo Stato è un fantasma. Centomila di loro sono ammassati in campi di fortuna intorno all’aeroporto di Bangui, controllato proprio dalle truppe francesi. La Repubblica Centrafricana è al 171° posto su 177 tra quelli a più basso indice di sviluppo umano e la popolazione vive con meno di due dollari al giorno.