Caso Stefanini, ancora tensioni. Parigi: aspettiamo la risposta del Vaticano

Parigi non ha nessuna intenzione di arretrare e per ora resta lo stallo nell’affaire Stefanini, il diplomatico francese che è al centro di un braccio di ferro tra l’Eliseo e il Vaticano per il mancato via libera alla nomina del nuovo ambasciatore francese presso la Santa Sede.

Parigi insiste su Stefanini

«Aspettiamo la risposta della Santa Sede. Laurent Stefanini presenta tutte le qualità necessarie per questo incarico a cui la Francia attribuisce tutta l’importanza che merita», sono le parole del portavoce del ministero degli Esteri francese, Ronmain Nadal, al quotidiano Le Parisien. «Stefanini è un modello di professionalità e qualità umane. Chiedo inoltre il rispetto della sua vita privata», aggiunge Nadal dalle colonne del quotidiano francese. Secondo i media francesi a Stefanini, indicato da Hollande come rappresentante francese il 5 gennaio, sarebbe stato negato l’accredito perché di orientamento omosessuale. L’indiscrezione non è stata commentata dal Vaticano, che comunque a tre mesi dall’indicazione non ha ancora dato il via libera.

È un uomo pudico

Il presidente francese, anche alla luce dell’eccellente curriculum di Stefanini, che a novembre ha accolto Papa Francesco in occasione della visita papale a Strasburgo e che in passato è stato primo consigliere all’ambasciata francese in Vaticano, non sembra intenzionato a fare marcia indietro sul nome di Stefanini. Nell’articolo de Le Parisien consacrato al caso Stefanini, due diplomatici francesi ricordano inoltre che l’ambasciatore che il governo francese ha nominato tre mesi fa a Palazzo Bonaparte non ha mai manifestato i suoi orientamenti sessuali. «È un uomo estremamente pudico. Alcuni ambasciatori mostrano pubblicamente la loro omosessualità, ma questo non è il caso di Stefanini», insistono a Parigi. Non è la prima volta che tra il Vaticano e Parigi si è arrivati ai “ferri corti”: nel 2008 era stata respinta la nomina di Jean-Poup Kuhn Delforge (l’attuale ambasciatore di Francia in Grecia) perché era «apertamente gay».

Il Vaticano non commenta

Il Vaticano è solito utilizzare, per la concessione del gradimento diplomatico, regole ferree e consolidate: l’ambasciatore che arriva presso la Santa Sede non può avere situazioni matrimoniali «irregolari» o comportamenti che contrastano con gli insegnamenti della Chiesa. Dunque no a divorziati in seconde nozze, persone omosessuali che convivono o attivisti che si battono per le nozze gay. Il caso di Stefanini appare però più complicato rispetto ad altri che anche in tempi recenti hanno provocato un «no» da parte della Segreteria di Stato vaticana.