Brachetti debutta al Sistina: «Ricordo quando i francesi mi spiarono»

Arturo Brachetti il grande attore trasformista, l’erede del mitico Fregoli, nell’ultimo spettacolo, ”Brachetti che sorpresa”, che arriva al Sistina dal 10 al 26 aprile, a un certo punto cambia 21 personaggi e abiti in 15 minuti, irriconoscibile nei suoi camuffamenti. Ed è questo che una volta pensò lo avesse messo nei guai: ”un conoscente mi avvisò, mentre ero in Francia, che ero spiato dai servizi segreti, che mi controllavano mail e telefono e forse avevo qualche cimice in casa o in macchina. Durò un bel po’ e non sapevo perché, ero sempre più preoccupato. Alla fine poi mi spiegarono che erano stati controlli per conoscere chi fossi davvero, visto che avrei dovuto fare lo spettacolo di Natale all’Eliseo per Jacques Chirac”. ”L’uomo dai mille volti”, come si intitolava uno dei suoi grandi successi, come il più recente ”Ciak, si gira”, gioca con la sua incredibile abilità, ma cerca di non presentarla solo fine a se stessa, costruendovi una drammaturgia, dandogli uno spessore poetico, capace di parlare agli spettatori di tutte le età. ”La cosa più difficile in questo mestiere – dice – è avere la capacità di costruirsi un mondo nella propria testa, avere fantasia e creatività, cosa che troppo spesso manca agli sfortunati giovani d’oggi, omologati da Internet”.

Brachetti ricorda

Questa volta, dopo tante tappe all’estero e al termine di un tour italiano che in 70 repliche ha messo assieme oltre 90mila spettatori, propone un varietà magico con una storia vera e propria. ”E’ un modo di rinnovare in versione magica e surreale il varietà che sta rischiando di morire – spiega Brachetti – almeno come era inteso una volta, e va reinventato. C’è chi lo fa trash, noir e sexy, chi acrobatico e culinario, offrendo cibi agli spettatori, ma l’importante è crederci, come accadde con la crisi del circo, poi risolta dalla creazione del Cirque du Soleil e altri simili esperimenti di successo”. ”Brachetti che sorpresa”, con la regia di Davide Calabrese (uno degli Oblivion), racconta di una presa di coscienza e una crescita del protagonista che invece si sente un giovanissimo Peter Pan, il tutto come fosse un videogioco, con i livelli da superare per diventare adulti, grazie all’uso di proiezioni, giochi di luci, ma sopratutto del laser e di una scenografia realizzata con l’innovativa tecnica del video mapping, realizzata da un gruppo di giovani videomaker e la consulenza artistica di Leo Ortolani, il cartoonist creatore di Ratman.

Come gli disse Gaber

Al centro della vicenda una valigia rossa, persa e ritrovata e dalla quale usciranno (e poi rientreranno) oggetti e personaggi, tutte le diverse e animate parti della personalità di Arturo, che una sorta di Orfeo 328328 come in Matrix (impersonato da Kevin M. Moore) costringe a guardare negli occhi durante una sorta di combattimento spettacolare. Ma in scena con Brachetti sono anche due clown surreali, Luca&Tino (che all’ inizio coinvolgono il pubblico travestiti da maschere del teatro); Luca Bono, giovane e eccezionale prestigiatore che tiene ritmi molto sostenuti, supportati da luci e musiche, in un susseguirsi di magici, stupefacenti colpi di scena; Francesco Scimeni attor mago che impersona la fame di Arturo, sempre a dieta per entrare nei suoi costumi, che costringe gli spettatori a aiutarlo e nutrirlo. ”A 57 anni e mezzo mi sono costruito questo psicodramma personale che, come un treno in corsa, presenta quindici numeri in 90 minuti”, conclude Brachetti, ricordando quel che gli disse Giorgio Gaber: ”Se fai uno spettacolo da solo, in scena porti tutto il meglio e il peggio di te stesso”. Dopo Roma, lo spettacolo sarà a Pescara e quindi a Torino.