Assenteismo, 6 arresti in provincia di Roma. In manette anche due medici

Scandalo assenteismo alla Asl di Subiaco, in provincia di Roma: 3 dipendenti e 2 medici legali (uno con contratto esterno) dell’azienda sanitaria sono stati arrestati dai carabinieri per truffa aggravata ai danni dello Stato. Al termine di un’inchiesta i tre dipendenti sono finiti ai domiciliari, mentre per i due medici è stato emesso il divieto di dimora a Subiaco. Arrestato anche un dipendente del Comune di Subiaco, anche lui finito ai domiciliari. I carabinieri hanno accertato che i medici facevano il doppio lavoro: quando si assentavano dalla Asl andavano a lavorare nel loro studio privato, secondo l’accusa. I militari di Subiaco hanno anche denunciato a piede libero ventitré persone, tutti lavoratori del Distretto sanitario di Subiaco, nella valle Aniene. Tra loro sei medici, un ostetrico, quattro infermieri, una guardia giurata, quattro assistenti amministrativi, un assistente sociale, un dirigente medico un logopedista, un medico veterinario, tre operatori tecnici e un dipendente del Distretto di Tivoli. Anche per loro l’accusa è di truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato.

Assenteismo: risultava al lavoro, era dal barbiere

Nello scandalo assenteismo a Subiaco è coinvolto anche un operaio del Comune. L’uomo,di circa sessant’anni, è stato controllato a lungo dai carabinieri che alla fine lo hanno arrestato. Ora è ai domiciliari. I militari lo hanno seguito e controllato, scoprendo che si assentava spesso dal lavoro. Secondo le indagini, l’operaio, anziché eseguire il suo lavoro di manutenzione nei giardini, sarebbe andato più volte al bar e anche dal barbiere dove i carabinieri lo hanno scovato. Le indagini, che hanno interessato la Asl di Subiaco e il Comune, sono andate avanti con la massima discrezione per circa cinque mesi con appostamenti e filmati che alla fine hanno portato a incastrare i sei arrestati e a indagare altre ventitré persone.

Assenteismo, la sentenza della Cassazione

Contro la piaga dell’assenteismo pesa anche la sentenza della Cassazione del settembre 2014. Secondo la suprema Corte è legittimo il licenziamento del lavoratore assenteista anche se il numero di assenze non supera il periodo di “comporto”, cioè la somma dei giorni di malattia consentiti. Con questa sentenza la Cassazione ha respinto il ricorso di un lavoratore che con le sue numerose assenze per malattia, a «macchia di leopardo» e agganciate ai giorni di riposo, aveva fornito «una prestazione lavorativa non sufficiente e proficuamente utilizzabile dall’azienda».