Altro che «buona scuola»: il 5 maggio sarà sciopero contro la riformetta

Scuola? Tutt’altro che «buona». Anzi… Parafrasando il ddl renziano bersaglio continuamente nel mirino delle critiche politiche e sociali, si può tranquilamente dire che in quest’ultimo periodo la scuola è «buona» solo ad essere contestata. E disertata. Lo conferma, una volta di più, lo sciopero dei lavoratori del settore indetto per il prossimo 5 maggio da Flc-Cgil, Uil scuola, Cisl scuola, Gilda-Unams, Snals-Confsal.

Scuola, tutti contro il ddl del governo

E il sos contro il ddl dell’esecutivo renziano arrivano da più fronti: la battaglia contro la riforma scolastica è entrata nel vivo, e la prossima tappa strategica prevede lo sciopero del 5 maggio. Studenti e addetti ai lavori contestano la proposta dell’esecutivo a cui chiedono di essere ascoltati, caso strano, anche stavolta che il ministro bersaglio delle critiche non è l’azzurra Mariastella Gelmini. «Il ddl di riforma della scuola sia fermato, chiediamo che il governo ascolti la piazza. Dobbiamo essere in tanti a manifestare, e il 5 maggio non deve essere la conclusione di un periodo di lotta, ma l’inizio, a costo di scioperare anche nel periodo degli scrutini». Una dichiarazione d’intenti bellicosi che annunica determinazione, quella di Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, dal palco della manifestazione delle Rsu della scuola che si è svolta a Roma. «Abbiamo valori fondamentali condivisi che oggi sono in pericolo. Dobbiamo fare in modo che le scuole siano tutte chiuse: è una battaglia che vinciamo se dimostriamo la nostra unità» contro un ddl che «lede le norme costituzionali», ad esempio «con l’assunzione diretta dei docenti».

Gli strali dei sindacati

Un braccio di ferro, quello tra governo e sindacati di settore, che ogni giorno di più rischia di allargare la contestazione e di innalzare il livello dello scontro. «Vogliamo difendere la scuola italiana statale», ha sostenuto allora, tra gli altri, il segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna, annunciando contestualmente l’invio nelle prossime ore di «una lettera al ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, e al premier Matteo Renzi, con cui si comunica che il 5 maggio la scuola si fermerà» e si ribadisce il concetto che «serve un piano di assunzioni e serve che sia fatto per decreto». Un provvedimento, quello destinato all’istruzione, preso di mira soprattutto per l’art.12 al ddl, che in ossequio alle implicite richieste della corte europea, stabilisce che dopo 3 anni di lavoro precario un docente sia licenziato e che, secondo l’ultima delle controverse conclusioni a cui si è arrivati, prevede l’istituzionalizzazione della figura del «preside con super poteri». Un provvedimento, insomma, bersagliato e osteggiato da sindacati e addetti ai lavori, definito «un obbrobrio» dal segretario generale della Cisl Scuola, Francesco Scrima, e che «bisogna avere l’umiltà di cambiare» perché non è esempio di «buona scuola, ma torna indietro», per il segretario generale della Flc Cgil, Mimmo Pantaleo, arrivato a invocare l’intervento del presidente della Repubblica, «perché stanno mettendo sotto i piedi la Costituzione italiana»…