Alfano lavora a un centrodestra anti-Renzi. Ma senza Salvini

Le prossime elezioni regionali come banco di prova per future e inedite alleanze? Un termometro per sondare gli umori popolari e provare a smontare e rimontare il quadro politico? L’anticipazione di quel che, secondo alcuni, dovrebbe esser il futuro cambio di schema, la ridefinizione, a destra come a sinistra, degli schieramenti che si contenderanno Palazzo Chigi? A leggere alcune interviste sembra che il prossimo appuntamento elettorale, le regionali, appunto, sia un cantiere aperto. Variabile, molto variabile, sia in ragione delle diverse situazioni politiche che si registrano localmente, sia per la ricerca affannosa di convergenze, spesso rese impraticabili dai diversi punti di vista e dalle prospettive che animano i “protagonisti”.

Alfano: un Polo popolare e liberale per sfidare Renzi

Prendiamo Angelino Alfano. In una intervista a la Repubblica il leader del Nuovo Centrodestra prova a disegnare le strategie future. Strategie che, a quanto pare, muovono da alcuni punti fermi: l’antagonismo netto nei confronti di Salvini (peraltro ricambiato con gli interessi dal leader della Lega) e la ferma intenzione di lanciare la nuova sfida: l’area popolare da aggregare oltre il perimetro di Ncd e Udc. “Le regionali – dice – saranno l’incubatore per il nuovo progetto politico di un’area popolare e liberale”. Insomma, Alfano guarda già ad un nuovo soggetto. “L’ambizione è costruire un Polo popolare e liberale in grado di sfidare il Pd al ballottaggio. Dobbiamo utilizzare il nuovo sistema: visto che il premio è alla lista, dobbiamo essere noi a creare una lista che rappresenti un polo della serietà, della competenza, del buon senso”. Ovviamente, nelle intenzioni di Alfano, in un tale Polo non c’è posto per Salvini le cui posizioni estreme sono “apparentemente fruttuose al momento, ma perdenti perché non possono neanche sognare di prendere il 51% dell’elettorato e quindi col ballottaggio non hanno chances”.

Alcune domande da porre ad Alfano

A chi gli fa osservare che il sostegno al governo, anzi l’essere nel governo, può apparire contraddittorio e offrire l’immagine di portatori d’acqua di Renzi, Alfano rivendica al suo partito il coraggio di aver rotto con Berlusconi quando Forza Italia era al 29% e di essere stato decisivo sulle riforme istituzionali e su alcuni temi importanti (tasse, giustizia e lavoro). Neanche un dubbio lo attraversa. Per lui, in futuro, ci sarà spazio solo per il riformismo di sinistra e il riformismo di destra. “Da una parte Renzi e noi e dall’altra Salvini e Vendola, Berlusconi e Grillo“. Ambizioni a parte, emergono alcuni interrogativi. Se i due riformismi coincidono, come sarà possibile presentare agli elettori ricette diverse? È sufficiente metterci la faccia e dire che l’Italia ha cambiato verso, come continua a predicare Renzi, per lanciare una nuova sfida a prescindere dal merito , dalla qualità e dall’efficacia delle riforme adottate? Basta menare fendenti a  destra e a manca per assurgere a protagonista della ridefinizione del centrodestra, facendo perno su un esile 4,4% raggranellato alle Europee per dettare linee e programmi riunificanti, come se si fosse alla testa del partito di maggioranza relativa ? Per carità, le ambizioni sono legittime e vanno rispettate. Ma quel che ci sembra davvero importante cogliere nell’intervista di Alfano è la prospettiva della futura scelta di campo, della costruzione di un’alternativa a Renzi. E questo ci pare, al momento, un segnale incoraggiante.