25 aprile, il sindaco Pd di Predappio: non ho paura dei simboli fascisti

Brutta cosa non sapere fare i conti con il passato. Ad attaccare la furia iconoclasta di Laura Boldrini, poi “rientrata” a suon di gaffe, questa volta è un esponente del Pd: il sindaco di Predappio, Giorgio Frassineti, che tira le orecchie a lady Montecitorio alla vigilia del settantesimo anniversario del 25 aprile.

La lezione di Predappio

«Scusi, ma in che anno siamo? In genere la furia iconoclasta si scatena subito dopo la caduta di un regime. Ma siamo nel 2015. E se quell’obelisco non l’hanno tirato giù nel ’45, perché farlo adesso? Che fastidio dà?». Il primo cittadino del paese natale di Benito Mussolini, intervistato dal Tempo,  attacca i tic della sinistra che non sa fare i conti con la storia e non vuole rassegnarsi all’evidenza che il fascismo ebbe un grande consenso popolare. «È una verità storica e acclarata» dice il sindaco di Predappio che ogni giorno fa da “cicerone” alle scolaresche in gita nella cittadina romagnola dove nacque il Duce. «Predappio è Mussolini – dice Frassineti – e la sua memoria non può essere lasciata solo ai commercianti di souvenir che tramandano gli anni peggiori del fascismo».

«Non ho paura dei simboli»

Una lezione di civiltà e di buon senso contro gli sbianchettatori del passato perché i simboli della storia non si cancellano. «Sulla mia scrivania c’è un enorme fascio littorio, ma io non lo cancello, anzi – racconta il sindaco romagnolo  – ci ho messo un vetro sopra per proteggerlo. Io dico sempre che dai nemici che si chiamano pregiudizio e oscurantismo bisogna difendersi con gli amici che si chiamano cultura e conoscenza». Alla vigilia del 25 aprile il messaggio che viene da Predappio è chiaro: la storia non si taglia a fettine e la memoria di un popolo non è il frutto di operazioni chirurgiche. «Guardo i simboli del fascismo e non sento il rumore del regime, ma ripercorro una parte della storia d’Italia», dice ancora il primo cittadino di Predappio che non ha mollato il sogno di restaurare la  Casa del Fascio di proprietà dello Stato,  che oggi cade a pezzi,  per farne un Museo del ventennio. «Ho chiesto un appuntamento al ministro della Cultura Franceschini. Non mi ha ancora risposto…»