25 aprile a Roma, corteo a rischio: tra ebrei e filopalestinesi è ancora scontro

A rischio, a Roma, il corteo del 25 aprile. Non si sono ricomposte, infatti, le fratture intorno alla possibilità che in piazza siano presenti bandiere palestinesi. E, anzi, nei giorni scorsi, la Brigata ebraica e l’Associazione nazionale degli ex deportati hanno annunciato la volontà di disertare la manifestazione per le strade del centro della Capitale, per evitare le tensioni del 2014 con i filo-palestinesi.

Un lungo braccio di ferro

Una decisione che ormai una decina di giorni fa ha portato l’Anpi nazionale a rivolgersi direttamente al Campidoglio, chiedendo di assumere la regia delle celebrazioni ufficiali. Detto fatto: niente corteo, ma solo una manifestazione all’ombra del Marco Aurelio. Una novità che non è piaciuta al presidente dell’Anpi romano, Ernesto Nassi, il quale ha poi presentato le sue dimissioni, successivamente respinte dai delegati.

L’Anpi, «una colonia sinionista»

C’era chi sperava quindi che la crisi potesse rientrare, ma è di questi giorni un articolo del Fronte Palestina, che dal proprio sito ha attaccato l’Anpi nazionale definendolo «una colonia sionista». Non è tardata la risposta della segretaria romana, protagonista qualche giorno fa di un altro botta e risposta, stavolta con l’Anpi nazionale. «Siamo offesi e sorpresi, poiché offendendo la dirigenza dell’Anpi nazionale si offende tutti noi, tutta l’Anpi e la memoria delle partigiane e dei partigiani che hanno combattuto e dato la vita per la libertà di tutti». «Ricordiamo agli autori del testo – si legge ancora nella nota di risposta al Fronte Palestina – che l’Anpi è una sola ed è una associazione libera e non soggetta a dikat politici di nessun tipo, né interni né esterni, non è “eterodiretta”, non “sputa” sulla memoria di partigiani e antifascisti, non è fatta di “pastafrolla e prona rispetto all’occupazione straniera”, poiché l’occupazione l’abbiamo sconfitta 70 anni fa assieme ad una moltitudine di forze, ideali e pensieri, uniti contro un unico nemico». Un’unità che in questi giorni però ha barcollato, finendo per aprire una crisi interna.