Il 17 aprile 1975 inizia l’orrore Khmer rosso. Dai due ai tre milioni le vittime

La storia della tragedia cambogiana è strettamente legata a quella del vicino Vietnam e alla lunga guerra che vi si svolse. Il genocidio perpetrato a opera degli Khmer rossi dal 1975 al 1979, quando sparì circa un quarto, forse di più, della popolazione del Paese, è responsabilità diretta o indiretta, oltre che degli stessi Khmer, di Cina, Stati Uniti, e del comportamento ondivago e contraddittorio del “padre” della Cambogia Norodom Sihanuk, che di volta in volta osteggiò o appoggiò i vietnamiti del Nord, gli Stati Uniti, Pol Pot (il capo degli Khmer), la Cina, i Vietcong (i guerriglieri comunisti vietnamiti). La cosa che salta agli occhi e che desta preoccupazione, è che del genocidio negli anni immediatamente successivi non se ne parlò, i media internazionali e le diplomazie delle grandi potenze lo nascosero, come accadde per tutti i massacri e i pogrom comunisti nel XX secolo (Katyn, le purghe staliniane, le stragi delle minoranze e e dei dissidenti in Cina, etc.).

Le atrocità Khmer furono rese note dal film Killing fields

Ciò che fece conoscere al mondo quello che era accaduto in Cambogia dal 1975 al 1979 fu un film del 1984, The Killing Kields (in italiano Urla del silenzio), dell’inglese Roland Joffé. La storia è tratta dal libro del giornalista del New York Times Sydney Schanberg, che in quel periodo era corrispondente dalla capitale cambogiana Phnom Penh. Il film destò grandissimo scalpore, perché portava alla luce un olocausto sconosciuto e creava imbarazzo nelle potenze mondiali e all’opinione pubblica mondiale, che per decenni aveva ululato contro gli americani invasori del Vietnam, presentando la Repubblica comunista di Hanoi come vittima del capitalismo occidentale. Il movimento pacifista planetario che per anni aveva tuonato contro gli americani ma mai contro la Cina e l’Unione Sovietica, si trovò sul tavolo un autentico genocidio di due o tre milioni di cambogiani, tra cui vecchi, bambini, donne, disabili, che non era stato perpetrato dai capitalisti o dai fascisti, ma da comunisti ortodossi, che giustificavano i massacri proprio con l’ideologia marxista più pura. Ma andiamo con ordine: il 17 aprile del 1975 gli khmer rossi, cui si erano uniti molti sostenitori di Sihanuk che si era espresso in favore dei comunisti, accerchiarono la capitale Phnom Penh e come primo gesto la evacuarono completamente, sostenendo che nel “nuovo mondo” non ci sarebbe dovuto esser esposto le le metropoli ma solo per le realtà rurali. A quel punto la Cambogia si tramutò in un gigantesco lager, in un grande campo di concentramento a cielo aperto, e chiunque dissentiva veniva immediatamente passato per le armi. Ma anche chi non dissentiva: era sufficiente che le guardie rosse, spesso bambini di dieci anni, perché “politicamente innocenti”, pensassero che qualcuno fosse un oppositore, un intellettuale, un maestro di scuola, un poliziotto, un laureato, per farlo uccidere sul posto. A volte era sufficiente che qualcuno avesse degli occhiali da vista per essere giustiziato in quanto “intellettuale” e quindi nemico del popolo. Fu un delirio collettivo che si impadronì del Paese asiatico, ma che era ben controllato dall’alto, qualcuno dice forse proprio da Pechino. Quello che è certo è che si trattò di un tentativo di “ingegneria sociale” per cambiare completamente l’essere umano e renderlo un automa pronto a servire la patria comunista. La prima azione degli Khmer, i nomi dei cui vertici rimasero incredibilmente ignoti alla popolazione, fu quella di fucilare tutta la vecchia guardia e i potenziali oppositori politici; in tre giorni tutta la popolazione delle città fu deportata nelle campagne, costretta a marciare per giorni  senza portare nessun avere con sé, comperi ammalati e anziani. In quella lunga marcia morirono di stenti migliaia di persone.

Il regime Khmer isolò completamente il Paese dal mondo

Tutti voli furono sospesi tranne alcuni con Pechino, le ambasciate chiuse, a eccezione di quelle del Paesi comunisti, gli stranieri espulsi e i profughi vietnamiti cacciati. La Cambogia si trovò presto in un isolamento totale, e nessuno sapeva che cosa vi accadeva, tranne le autorità comuniste. Come detto, la popolazione non sapeva chi fossero i funzionari che li dirigevano. Essa fu costretta a venerare una misteriosa divinità politica e insieme religiosa, detta Angkar, che comandava adesso la Cambogia. Questa organizzazione rivoluzionaria governava in maniera totale, era depositaria della giustizia e contro di essa non si poteva ricorrere. Gli esecutori erano gli Khmer che di fatto uccidevano chiunque volessero. I capi dell’organizzazione erano anonimi e indicati come “fratelli” o con un numero. Pol Pot, ad esempio, era il “fratello numero 1”. La popolazione venne deportata in grandi comuni agricole, isolate l’una dall’altra, la proprietà privata venne abolita, così come il denaro, e il riso divenne la valuta corrente. Pol Pot avrebbe voluto incrementar epa produzione agricola, ma fu un fallimento, tanto che il Paes precipitò nella carestia e nella miseria. Di fatto, la Cambogia divenne un’enorme risaia al servizio della Cina, che sosteneva il dittatore Pol Pot per motivi politici. Si lavorava nei campi per almeno 12 ore, bambini compresi, poi c’erano le ore di indottrinamento politico, sempre sotto la sorveglianza di guardiani armati. La delazione era incoraggiata, spesso si veniva fucilati come sabotatori, o spie della Cia o anche del Vietnam. Ogni scusa era buona per uccidere. Insomma, c’erano tutti gli ingredienti per un comunismo perfetto, dalla criminalizzazione degli affetti e dell’amicizia, all’abolizione di vincoli parentali, alla persecuzione di ogni atteggiamento di “deriva borghese”. Nulla di nuovo rispetto alle dottrine comuniste, la novità fu il fatto che in Cambogia tali dottrine inumane vennero applicate alla lettera. Non si sa ancora se l’idea fu di Pol Pot o se quello cambogiano fu un esperimento dei comunisti cinesi per vedere se avrebbe funzionato, fatto sta che il fallimento fu totale: torture, anche nei confronti dei bambini, esecuzioni di massa, esperimenti medici, cannibalismo rituale, violenza e crudeltà incoraggiate e premiate. Quello che salvò il popolo cambogiano fu l’ennesima guerra col Vietnam con cui i rapporti non erano mai stati buoni e che nel frattempo aveva vinto la guerra contro gli Stati Uniti. Il 7 gennaio 1979 il Vietnam conquistò la Cambogia, la Cina intervenne militarmente ma subì una sconfitta. Altri Paesi protessero gli Khmer consentendogli di rifugiarsi nelle montagne e nelle foreste, spaccando di fatto la Cambogia in due per anni, Bisognerà attendere il 2014 prima che fosse fatta giustizia da parte di un tribunale internazionale, che condannò alcuni responsabili Khmer.