Vuoi entrare in Gdf? Paga. Arrestati maresciallo e consigliere comunale Pd

Ecco un’altra storia edificante. Storia di corruzione. Con un maresciallo della Gdf e un consigliere comunale del Pd come protagonisti. Il racconto: una sola strada per lavorare nella Guardia di Finanza, pagare. Strada illecita che, stando alle intercettazioni della Procura napoletana ha portato all’arresto del maresciallo capo della GdF, Bruno Corosu, di 46 anni, in servizio al Gico di Napoli, e di un ex appartenente al Corpo, consigliere comunale del Pd a Pozzuoli, Ciro Del Giudice, di 52. ”Non si entra in Guardia di Finanza se non per queste vie” è infatti la frase che il sottufficiale (accusato di millantato credito), rivolse al giovane candidato che aspirava a entrare a far parte della Fiamme Gialle come allievo maresciallo per il concorso del 2014.

Paga per entrare in Gdf

E le vie erano quelle del concorso truccato facendo pervenire al giovane la traccia di uno dei temi. A riferirlo al pm, come riportato nell’ordinanza di custodia eseguita oggi dalla GdF, è lo stesso candidato, Fabio Fidaleo, interrogato il 24 ottobre scorso. Il giovane, figlio di un ex finanziere e fratello di un maresciallo della Finanza, ha ammesso di aver incontrato, insieme con il padre, il maresciallo Corosu una prima volta sulla Tangenziale. ”Ci disse subito a bruciapelo che lui poteva garantirci che io avrei superato l’esame solo grazie al suo aiuto e a quello dei suoi amici importanti ma che tale ‘interessamento’ costava, nel senso che avremmo dovuto versargli al raggiungimento dell’obiettivo almeno 55 mila euro”. I due indagati nell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Fausto Zuccarelli, originata da un servizio della trasmissione ‘Le Iene’ – ottennero in realtà 40 mila euro dal padre del candidato.

Arrestati maresciallo e consigliere Pd

Secondo quanto scrive il gip, il padre del candidato e l’aspirante, cedendo alle richieste illecite, hanno comunque posto in essere una ”condotta fortemente censurabile sul piano etico e deontologico” fermo restando che gli stessi ”devono essere giuridicamente qualificati come soggetti danneggiati dalla condotta degli autori del reato”. Al pm il giovane spiega: ”Mio padre all’inizio mi guardò in faccia e mi parve molto titubante ma dopo qualche secondo si rivolse a Corosu e gli disse: ‘Lo faccio per mio figlio’ ”. Secondo il racconto del testimone, il sottufficiale ”cominciò a vantarsi che lui e i suoi amici garantivano un risultato sicuro e che già negli anni scorsi avevano fatto entrare altri giovani come me, a cui addirittura avevano fatto pagare 75 mila euro e che quindi dovevo sentirmi privilegiato perché mi stavano concedendo uno sconto grazie al fatto che ero figlio di un ex appartenente alla Guardia di Finanza”.