Vignette satiriche su Maometto: premiato il giornale che le pubblicò

Ci sono voluti dieci anni, ma alla fine anche per le vignette satiriche su Maometto pubblicate dal giornale danese  Jylland Posten è arrivato un riconoscimento pubblico. Varrebbe da dire quasi postumo, dopo l’eccidio di Charlie Hebdo che sicuramente ha impresso un marchio indelebile, di sangue, nella tutela del diritto della libertà di espressione. Prima ancora, come noto, le strisce satiriche provocarono violente proteste nel mondo musulmano di diversa provenienza geografica, a partire dalle comunità residente in Danimarca, dove la decisione del Jylland Posten non fu molto apprezzata, non da tutti almeno.

Premiate le vignette su Maometto

Un premio ambìto, dunque, e dovuto da tempo, quello della stampa nazionale danese assegnato al direttore del giornale Jylland Posten che nel 2005 pubblicò le 12 vignette su Maometto, scatenando una crociata polemica tra chi, ritenendole blasfeme, condannava l’atto del giornale danese sostenendo la strenua difesa della sacralità integralista – e dunque le reazioni furiose e violente del mondo islamico – e chi animava il dibattito culturale di stampo occidentale ribadendo la legittimità della pubblicazione di tali vignette, difendendo quindi la libertà di espressione. Un precedente storico che sarebbe culminato, dieci anni dopo, nella strage di Parigi al settimanale satirico Charlie Hebdo.

Riconoscimento tardivo

Ora, a pochi mesi da quella mattanza e a dieci anni dalle violente reazioni alla pubblicazione delle vignette danesi, il premio attribuito a Flemming Rose, allora capo delle pagine culturali del giornale che nel 2005 decise di pubblicare quelle vignette su Maometto che furono definite – con una forte accezione accusatoria – caricature del Profeta, ha il valore di ribadire l’intoccabilità della libertà di pensiero e di stampa. Di più: il comitato del premio ha detto di aver voluto premiare Rose «per essere stato una forte e centrale figura nel dibattito internazionale sulla libertà di espressione», e lo stesso Rose ha chiarito che ciò che gli è accaduto è stato proprio finire «nel dibattito sulla tolleranza e la libertà»: un tricarne che lo ha stritolato a lungo nella sua morsa, se consideriamo che Rose ha 57 anni e vive da tempo sotto protezione a causa delle minacce di morte che continua a ricevere ancora oggi. Il collega svedese Lars Vilk – cha aveva disegnato analoghe vignette – è stato al centro delle cronache per essere stato uno degli obiettivi dell‘attacco al centro culturale di Copenaghen da cui è uscito illeso, ed è stato a sua volta premiato la scorsa settimana da un gruppo danese che milita in favore della libertà di stampa. Riconoscimenti postumi che se non sanano i debiti morali e culturali dovuti alle vittime della libertà di pensiero, immolate sull’altare dell’integralismo islamico, almeno provano a farlo…