Usa, accuse ai McDonald’s: insicuri. La replica: campagna diffamatoria

Nuova grana per McDonald’s negli Usa, da tempo in crisi di vendite e impegnata in un durissimo braccio di ferro con i dipendenti che chiedono l’aumento del salario minimo. Il gigante della ristorazione fast food stavolta è stato portato davanti al tribunale in almeno 19 città americane con l’accusa di aver violato le più banali norme sulla sicurezza nei posti di lavoro. Nel mirino la velocità con cui chi prepara e serve hamburger e patatine deve lavorare e la mancanza di protezioni adeguate. E la velocità non va certo d’accordo col pavimento scivoloso e con le attrezzature bollenti con cui si lavora. Ecco allora che dalle carte presentate ai giudici emerge come nei punti di ristorazione McDonald’s siano quasi all’ordine del giorno gli incidenti causati da bruciature o ustioni, per la mancanza di precauzioni come l’uso di un semplice paio di guanti. Bruciature che – secondo le denunce presentate – spesso sarebbero state trattate su invito dei responsabili addirittura con maionese e mostarda: niente pomata per le scottature. Niente ambulanza nei casi più gravi. E niente cassetta di primo soccorso. Ma i lavoratori puntano il dito anche sulla mancanza di formazione per prevenire inconvenienti con griglie e pentole bollenti, in un ambiente reso scivoloso da acqua, olio, salse e tracce sul pavimento di tutti i prodotti che vengono usati per preparare i panini e gli altri piatti del menu. Insomma, visto dalla parte di molti lavoratori McDonald’s non sembra affatto un luogo di lavoro sicuro.

McDonald’s si difende: vogliono colpire il nostro brand

Mentre per i vertici dell’azienda di Chicago – che hanno replicato con un duro comunicato – «il gruppo è impegnato nel garantire condizioni di lavoro sicure in tutti i suoi 14.000 ristoranti». L’accusa è quella di una «campagna mediatica orchestrata dagli attivisti che vogliono colpire il brand McDonald’s». In effetti l’iniziativa delle cause intentate in 19 città è stata presentata dal gruppo Fight for $15 (lotta per i 15 dollari), sponsorizzato dai sindacati nazionali e internazionali che da tempo si battono per una paga più dignitosa per i lavoratori in tutto il settore dei servizi, non solo McDonald’s e i fast food. E con questa nuova offensiva sul fronte della sicurezza si spera di esercitare una maggiore pressione sull’azienda, che da poco e’ stata costretta a cambiare guida, col nuovo ceo Steve Easterbrook impegnato a contrastare il declino del colosso degli hamburger. E non potrà fare a meno di confrontarsi con i dati dell’osservatorio del National Council for Occupational Safety and Health, secondo cui in America nell’ultimo anno il 79% dei lavoratori dei fast food sono stati vittime di bruciature e ustioni, alcuni di loro più di una volta. Un terzo afferma di essere stato costretto a curarsi inadeguatamente con alcuni dei condimenti usati in cucina. Il 36% ha dichiarato la totale assenza di kit per il primo soccorso sul posto di lavoro (e in molti casi dove ci sono le cassette sono inaccessibili o vuote).