Twitter batte cassa e pensa alla vendita dei dati in suo possesso

I dati in possesso dei social sono il petrolio del nuovo millennio. E Twitter lo sa. Cosicché dopo nove anni di vita, che non sono quelli di un bambino, ma di una piattaforma tra le più seguite, si cercherà di monetizzare. Twitter, quindi, per battere cassa pensa di vendere la sua mole di dati, veicolati da trilioni di ‘tweet’, messi in circolazione dagli stessi utenti. E’ la visione del futuro spiegata da Chris Moody, data strategy del microblog. La piattaforma è nata il 21 marzo del 2006 con il giovane programmatore Jack Dorsey che lanciava il suo primo cinguettio.

Fare cassa

In questi anni Twitter ha raccolto 288 milioni di utenti nel mondo, è diventato uno strumento importante per seguire fatti di cronaca, politica, grandi eventi sportivi, di spettacolo. Ha acquisito aziende, ha potenziato la chat, le foto, i video (di recente ha acquisito l’app per lo streaming Periscope), ma ha ancora i conti sotto pressione. E l’obiettivo primario è quello della crescita degli utenti – come ha sottolineato di recente l’amministratore delegato Dick Costolo – anche per contrastare il continente Facebook (1,4 miliardi di utenti). “Twitter da’ questa affascinante capacità di comprendere le persone e di contestualizzarle come non è mai accaduto prima”, ha spiegato pochi giorni fa al Guardian Chris Moody. Un modo quasi poetico per far capire che la mole di informazioni che noi stessi utenti facciamo girare sulla piattaforma, spesso collegati ad hashtag, fanno gola a società, agenzie pubblicitarie e ‘data miners’. Una miniera per fare cassa.

Vendita dei dati

“Se i vostri clienti sono su Twitter possiamo far arrivare loro la pubblicità. Il tutto è fatto in forma totalmente anonima, non condividiamo informazioni private”, aggiunge Moody. Solo per fare un esempio concreto di questa strategia, se gli utenti commentano il lancio del nuovo iPhone di Apple, la rivale Samsung potrebbe ‘sfruttare’ il flusso di tweet per capire quali utenti sono intenzionati a cambiare marca di smartphone. Un sistema, quello della pubblicità mirata, già esplorato da altri colossi del web. C’è da capire se questa veste commerciale di Twitter non risulti alla lunga un boomerang per una piattaforma ‘impegnata’ che ha aiutato anche la diffusione di movimenti importanti in giro per il mondo.