Tunisia, tra le “vittime” del terrorismo imprenditori e tour operator italiani?

La Tunisia era considerato il paese più «tranquillo» tra quelli delle Primavere arabe: da mercoledì scorso non è più così. L’inferno di sangue e di fuoco scatenato dal terrorismo jihadista ha fatto strage anche degli sforzi di tour operator e di imprenditori italiani che operano in Nord Africa e che a fatica, negli ultimi anni, erano riusciti a risollevare il capo e a tenere testa a lunghi periodi di instabilità e violenze diffuse che, di per sé, hanno già pesantemente contribuito a dimezzare gli introiti delle ultime stagioni commerciali. Ora la spallata finale: l’attacco mortale al Museo del Bardo di Tunisi ha sferrato quello che potrebbe confermarsi a breve il colpo di grazia…

Tunisia, i timori degli imprenditori italiani

Colpire «un simbolo straordinario che custodisce una storia millenaria è un deterrente terribile per il turismo mondiale», ha commentato infatti in queste ore, tra gli altri, Marisa Impellizzeri, tour operator titolare dell’agenzia Norama, sottolineando però contestualmente come, «al di là dell’impatto emotivo», non vadano dimenticati «Londra, Parigi, Copenhagen»: come a dire che, come tristemente noto ormai, dal fenomeno del terrorismo targato Isis nessuno può dirsi esente. Peraltro, a suo giudizio l’attacco in Tunisia non aveva come obiettivo l’Italia o gli italiani in quanto tali: «Si tratta di un piano strategico contro tutto l’Occidente», ma attenzione, ammonisce a stretto giro l’imprenditrice italiana, «a non uccidere il turismo che dà lavoro a circa un milione di tunisini su una popolazione di 10 milioni». E preoccupato della situazione in Tunisia, degenerata da mercoledì scorso, si è detto anche F.F., un imprenditore originario del Veneto, che per ragioni di sicurezza ha chiesto l’anonimato. «Gestisco una fabbrica di scarpe vicino al confine algerino», ha detto l’uomo. «Abbiamo creato un compound con gli alloggi per i tecnici». Dopo la rivoluzione del 2011, «la sicurezza si è deteriorata, ma non abbiamo timori specifici. Diamo lavoro a 200 persone, quasi tutte donne», ha detto illustrando la situazione l’uomo che poi, senza fare sconti, ha concluso la sua disamina riconoscendo che, se è vero che dal 2010 «la corruzione è cresciuta», sono aumentate anche «l’instabilità politica e sociale». Per questo, tirando le somme ha chiosato: «certo, se dovessi oggi investire in Tunisia, non lo farei»…