Tunisi, riapre al pubblico il museo del Bardo. Lutto e antica bellezza

È la migliore risposta alla strage tunisina dell’Isis. A tempo di record, dopo l’attentato del 18 marzo, riapre al pubblico lo splendido museo del Bardo nella capitale algerina. Di fronte all’ingresso, campo di battaglia solo dodici giorni fa, si accalcano decine e decine di turisti, molti occidentali, impegnati a scattare foto alla stele esposta in memoria delle vittime.

La magnificenza del Bardo

I buchi lasciati dai proiettili dei terroristi islamici non sono stati stuccati a testimonianza della ferita jihadista che ha provocato ventidue morti: la magnificenza antica sembra mescolarsi così al lutto della follia moderna in una sintesi dal forte impatto emotivo. L’apertura del Bardo arriva a poche ore dalla manifestazione contro il terrorismo che ha riempito la piazza di Tunisi al grido di “Je suis Bardo”. Nel giro di tre mesi –scrive il Foglio diretto da Claudio Cerasa – lo jihadismo  ha colpito il cuore dell’Europa e l’unica democrazia araba che non ha sprecato la sua primavera,  ma che ha cercato di camminare oltre quel trauma per renderlo fertile. Non è successo altrove dove le “primavere” sono terminate in un sussulto conservatore e i dittatori sono stati sostituiti da altri dittatori…».

Tunisia a testa alta

Un piccolo paese considerato marginale nel grande scacchiere internazionale, la Tunisia, sta vivendo la sua crociata meglio di tanti “giganti”. «Il museo del Bardo – scrive sul magazine di propaganda dell’Isis Abou Bakr Al Hakim, terrorista tunisino nato in Francia, super ricercato dalla polizia – è stato scelto per la sua vicinanza al Parlamento proprio per dimostrare che i jihadisti possono assaltare gli edifici meglio vigilati della Tunisia».  Con malcelato orgoglio il ministro tunisino allo Sviluppo, Yassine Brahim, sembra replicare a distanza che non è un caso che i terroristi abbiano cercato «di toglierci il tappeto da sotto i piedi proprio ora che stiamo iniziando a procedere a testa alta». È un invito implicito al popolo a non cambiare rotta, un appello indiretto anche ai turisti perché non disertino gli straordinari siti artistici del paese e non si lascino intimorire.

Silenzio e commozione

Davanti al museo del Bardo “resuscitato”  il silenzio è rotto solo dal vento forte che spazza la capitale. Un padre mostra al figlio piccolo i nomi delle vittime, il piccolo ascolta. Poi abbassa il capo. Superata la soglia e il metal detector il clima torna quello di una qualsiasi visita culturale. Foto di rito davanti ai mosaici imponenti, alle statue, ai pezzi millenari di storia dell’antica Roma che rase al suolo Cartagine. Ben visibili i fori delle pallottole sulle vetrine e lungo le scale che portano al secondo piano: raffiche di mitra per uccidere e muri divelti dal blitz delle forze di sicurezza che il 18 marzo hanno stanato i terroristi. I visitatori, sedotti dalle meraviglie del museo, fotografano, si interrogano. E chiedono ai custodi di vedere dove sono stati uccisi i loro connazionali.