Tramonto o eclissi della destra culturale? Proviamo a declinare le idee

Più che dei commenti, certi articoli dedicati alla manifestazione “leghista” a Roma, sembrano dei necrologi: destra perduta, smarrita, vampirizzata, insomma destra finita nella fossa, dopo che, anche simbolicamente, è stata scippata dai vichinghi di Salvini, che sono arrivati a “violarne” la piazza storica. Mettiamoci una lapide sopra – sembrano dire molti dei commentatori, da destra, dell’evento, più impegnati a guardarsi allo specchio che a comprendere quanto sta accadendo – e facciamola finita.

La destra smarrita, ma è proprio così?

Certe prese di posizione sembrano evocare l’immagine che Abel Bonnard, raffinato intellettuale della Francia della prima metà del ‘900, dava dei “moderati”, membri di una borghesia agonizzante, figli di una società estinta, incapaci di comprendere la realtà e perciò sempre in ritardo sugli eventi e sui tempi. In quei “moderati” , con il torcicollo, non vogliamo riconoscerci.

Non tanto – sia chiaro – per un senile innamoramento nei confronti di Matteo Salvini e della sua “onda verde”, rappresentata da questa “nuova destra”, mediatica e diretta, poco “strutturata” sui contenuti, ma certamente capace di recepire gli umori collettivi, sintetica nelle parole d’ordine, ma attenta alle domande della gente.

Come tanti amici della “destra culturale” veniamo da altri percorsi. Il semplicismo non ci appartiene. Preferiamo l’approfondimento alla sintesi. Proviamo a declinare idee piuttosto che slogan.

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