Squinzi incalza Renzi: «Concretizza gli annunci perché la ripresa non c’è»

È ora di ”finalizzare” , il bel gioco altrimenti è sterile: fuor di metafora, è Giorgio Squinzi, il numero uno di Confinduistria, a strigliare il premier Renzi e in modo abbastanza deciso. «Sugli annunci e sulle intenzioni si può sicuramente essere d’accordo», ma ora il governo «deve finalizzare la sua visione», avverte  Squinzi.

Squinzi: da Renzi più parole che fatti

Va in contropiede Squinzi : «È fondamentale che Renzi porti avanti tutte le riforme», argomenta il leader di Confindustria: bene il jobs act, ma «per assumere ci vuole l’economia che marcia, ci vuole lavoro, e questo non lo vediamo ancora». Il presidente di Confindustria riconosce al governo Renzi che «sicuramente ha fatto alcune cose a favore delle imprese; ci sembra – aggiunge- ma rileva anche che se «qualcosa è stato fatto, tanto è stato detto e annunciato», e avverte: ora è «fondamentale che porti avanti tutte le riforme, quelle politiche e istituzionali, quelle che vanno a toccare la pubblica amministrazione ed il fisco». Giorgio Squinzi ha parlato intervenendo alla presentazione di Emo Milano 2015, la fiera mondiale della macchina utensile che si terrà a Fieramilano a ottobre.

I numeri  dell’edilizia sono un pessimo biglietto da visita

Questa la richiesta all’esecutivo che rivolge Squinzi: «Cerchiamo di sgomberare tutto quello che impedisce all’Italia di essere un Paese competitivo; eravamo competitivi nel dopoguerra e non lo siamo più: credo che il governo debba fortemente sentire questa missione». Se facciamo le riforme – incalza-  se creiamo le condizioni per schiodare l’Italia dal 49esimo posto della competitività, «lasceremo ai nostri figli ed ai nostri nipoti una Italia più competitiva». E questo si fa con i fatti, perché l’ allarme, dice Squinzi, resta «alto» in particolare per i dati sulla disoccupazione: «Un Paese non può sopravvivere nel lungo periodo con dati di questo genere, dobbiamo ritrovare crescita e lavoro», dice senza giri di parole. I segnali positivi ci sono, ma «ci sono settori che ancora non vedono la ripresa, come quello dell’edilizia che è un settore chiave». Bene l’indebolimento dell’euro che spinge l’export, è di aiuto anche il calo del prezzo del petrolio, bene i tassi sui prestiti ed il quantitative easing della Bce , «ma questa liquidità non arriva a tutte le aziende in modo uniforme, ci sono aziende che non riescono rifinanziare i loro debiti per i vincoli che sono stati posti alle banche italiane». C’è ancora molto, molto da fare ancora prima di parlare di ripresa.