Silvio Berlusconi ritorna in campo. Ora Forza Italia non ha più alibi

È il momento dei calici alzati per brindare allo scampato pericolo, ma la legittima gioia seguita alla pronuncia della Cassazione sul caso Ruby dura appena un attimo. Sbrigata la pratica dei ringraziamenti urbi et orbi, Silvio Berlusconi è già intento a realizzare la sua trama politica. L’annuncio, del resto, è di quelli che non alimentano incertezze: «Sono di nuovo in campo per costruire, con Forza Italia e con il centrodestra, un’Italia migliore, più giusta e più libera». La macchina organizzativa è già in moto: il calendario prevede un incontro a Roma con lo stato maggiore “azzurro” e nelle prossime ore una coalizione con il presidente del Ppe, Joseph Daul.

Per Berlusconi il nodo resta il rapporto con Renzi

La missione principale è la rifondazione del centrodestra, ora dilaniato in mille tribù in guerra tra di loro. Ma quella a cui il Cavaliere guarda con maggiore attenzione e preoccupazione è il rapporto con Renzi, che passo dopo passo sta incassando le modifiche alla Costituzione e la legge elettorale, cioè il cuore del vecchio ma mai del tutto cestinato “patto del Nazareno”. Berlusconi è perfettamente conscio che l’unità di Forza Italia e della coalizione dipende in tutto dall’atteggiamento di Forza Italia rispetto al governo. Basta ascoltare Fabrizio Cicchitto per rendersene conto: oltre alla leadership e agli errori commessi, l’esponente del Ncd imputa la crisi del centrodestra a «differenze assai marcate» nella coalizione. Cicchitto si riferisce «all’estremismo di Salvini e di Giorgia Meloni». E quindi invita Berlusconi a scegliere: o con «la destra estremista, razzista e lepenista» oppure con «l’ipotesi moderata riformista di centrodestra», su cui ha invece puntato il Ncd. Ma che tutto non possa andare a posto come d’incanto lo rivela anche un tweet di Francesco Storace: «Berlusconi innocente ed è un bene. Quanta galera politica meritano quelli che gli stanno attorno sabotando la ricostruzione del centrodestra?». Evidentemente, tentativi di sabotaggio sono tuttora in corso. Di sicuro c’è che le alleanze continuano a restare un rebus in vista del voto per le regionali di fine maggio. Anche i bambini sanno che Salvini non vuole Alfano perché ministro di Renzi. E dunque probabile che Berlusconi ora asseconderà il diktat leghista per non subire un cappotto elettorale, per poi spendersi un minuto dopo in direzione della riesumazione del patto con Renzi, facendo finta di concedere qualcosa ai moderati del centrodestra.

Illusorio per il centrodestra affidarsi solo al carisma del Cavaliere

In ogni caso, è chiaro che davanti a sé  il Cavaliere non trova più le autostrade di un tempo ma solo sentieri molto stretti, quasi impraticabili. La sentenza di assoluzione definitiva della Cassazione gli restituisce smalto e slancio, ma tutto ciò potrebbe rivelarsi insufficiente rispetto all’obiettivo della rifondazione dell’antica coalizione. Già, perché nel frattempo “fuori” molte cose sono cambiate, a cominciare dalla natura e dalla leadership esibita dal Pd attuale. Per cui, pensare che anche questa volta basterà scommettere sul carisma del capo per tornare uniti e vincenti come un tempo rischia di rivelarsi una pericolosa illusione.