8 marzo: ecco dieci donne da ringraziare e da celebrare

Dieci nomi da celebrare l’8 marzo. Dieci donne che hanno lasciato un segno di genialità, di impegno vivificante, di patriottismo disinteressato. Dieci donne che sono importanti. Ma non solo per le donne. Dieci personalità da ringraziare (scegliendo di seguire l’hashtag #ringraziounadonna) perché sono state eccellenti testimoni della creatività femminile.

1) Gianna Preda (1921-1981) Firma di punta del Borghese, dove venne chiamata da Leo Longanesi, fu giornalista fuori dal coro. Una penna libera, sagace, impietosa con le femministe e forse per questo così poco ricordata. “Al Borghese Gianna Preda – ha scritto di lei Giorgio Ballario – era redattore capo, gestiva la popolarissima rubrica della posta e spesso scendeva in campo in prima persona firmando gli articoli e le inchieste più scottanti. Nel 1966 una sua intervista a Giorgio La Pira fu causa delle dimissioni di Fanfani dalla carica di ministro degli Esteri e furono innumerevoli gli articoli nei quali la Preda denunciava gli scandali della politica consociativa (quasi una pre Tangentopoli) e fustigava i costumi della classe dominante

2) Teresa Labriola (1874 – 1941) Fu la prima a laurearsi a Roma alla facoltà di Giurisprudenza battendosi per l’accesso delle donne alla professione di avvocato. Tra il 1918 e il 1920-21, “diede l’impronta” al movimento delle donne italiane, coinvolgendo buona parte di loro in una sorta di “integralismo femminista, di intonazione quasi mistico-religiosa”. Divenne poi nazionalista e fascista. A lungo, è scritto su di lei nella biografia della Treccani, “non ha ricevuto adeguata attenzione sul piano storiografico e soltanto di recente si è vista assegnare un ruolo non secondario nella storia delle élites intellettuali italiane”. Fu “personalità complessa, seguì un tragitto autonomo di ricerca, non lineare ma neppure discontinuo, che la condusse dal materialismo allo spiritualismo, e dalla militanza nel campo del femminismo democratico alla scelta del nazionalismo e del fascismo, accompagnando brillanti intuizioni, per esempio la rivendicazione della differenza femminile”.  

3) Cristina Campo (1923-1977) Era nata a Bologna ma la sua formazione si svolse a Firenze. Gli anni del suo soggiorno fiorentino la fecero entrare in una rete di relazioni intellettuali che ne affinarono l’ingegno (Mario Luzi, Maria Zambrano, Leone Traverso, Gabriella Bemporad). Il periodo romano, dal 1956 in poi,  coincise invece con l’aggravarsi della sua malattia cardiaca che la rese sempre più fragile. Condusse una vita appartata al quartiere Aventino, accanto al compagno Elèmire Zolla, sotto la protezione della grande chiesa di Sant’Anselmo che la scrittrice frequentava volentieri. Stabilì intensi sodalizi spirituali anche con personaggi del calibro di Pound, Malaparte e Ernst Bernhard, che le fece conoscere il pensiero di Jung. Contestò la riforma della liturgia decisa dal Concilio Vaticano II e si avvicinò al rito bizantino che le sembrava meglio corrispondere alla sua sete di assoluto, che cercò di soddisfare attraverso l’interesse per la metafisica orientale. La maggior parte delle opere  di Cristina Campo (edite dalla casa editrice Adelphi) fu pubblicata postuma grazie all’affettuosa attenzione dell’amica Margherita Pieracci Harwell.

4) Orsola Nemi (1903- 1985) Il vero nome era Flora Vezzani, scelse il suo nome de plum pensando al padre, ufficiale caduto nel giorno di Sant’Orsola. Fu compagna di vita del poeta e scrittore Henry Furst, ex legionario fiumano. La cultura di destra le è debitrice delle traduzioni dei romanzi di Robert Brasillach, ma Orsola Nemi tradusse anche Flaubert, Baudelaire, Rimbaud, Saint-Simon, Chateaubriand, Chesterton. Il suo primo romanzo, Rococò, risale al 1940. Seguirono una raccolta di poesie, Cronaca, e poi Maddalena della palude (1949), Rotta a Nord (1954), I gioielli rubati (1958), Il sarto stregato (1960), Camicie Rosse (1961) e Le signore Barabino (1965). Collaborò con la Gazzetta del Popolo, L’Italiano, Il Messaggero, Letteratura e il Borghese. Nel 1972 pubblica un pamphlet (Cristiani dimezzati, Rusconi) in cui dileggia i cattolici di sinistra. Celebre il suo attacco a Moravia che sul Corriere della sera aveva celebrato il sincretismo religioso afro-brasiliano sostenendo che ad ogni divinità africana corrisponde una o più divinità cattoliche.

5) Régine Pernoud (1909-1998) Una storica coraggiosa, che con il suo stile divulgativo ha saputo meglio di altri “sdoganare” il medioevo al femminile, rompendo con un testo – Luce del medioevo – il pregiudizio sull’età cosiddetta “oscura”. La sua attenzione si è rivolta in modo pionieristico (con il saggio La donna al tempo delle cattedrali) a figure femminile che solo anni più tardi sarebbero state oggetto di studi approfonditi dentro e fuori gli atenei: da Eleonora d’Aquitania a Cristina da Pizzano, da Eloisa, amata dal filosofo Abelardo, a Giovanna d’Arco, da Ildegarda di Bingen a Caterina da Siena. 

6) Leni Riefenstahl (1902-2003) Regista geniale e maledetta perché fu scelta da Hitler per girare il documentario Il trionfo della volontà sul congresso del partito nazionalsocialista a Norimberga nel 1935, è figura imprescindibile nello studio della settima arte. Il suo capolavoro è il film Olympia (sulle Olimpiadi di Berlino del 1936) dove “la sfida di rappresentare in una fusione di immagini armoniche la competizione e la bellezza dei corpi, la volontà di vittoria, la tensione della prova, l’entusiasmo del pubblico, l’intenzione dell’atleta di superare se stesso fu ampiamente vinta dalla regista con una serie di innovazioni sorprendenti”.

7) Raffaella Duelli (1926-2009) Ausiliaria del Barbarigo, ex ragazza della Decima, è stata un’italiana esemplare nonostante la “sconfitta”. Una di quella schiera dei vinti delle quali occorreva comprendere le ragioni secondo Luciano Violante. Nelle sue memorie ha ricostruito con semplicità e sincerità i motivi per i quali dopo l’8 settembre 1943 scelse di schierarsi con la “parte sbagliata”. A guerra finita si dedicò con pietas cristiana a cercare le salme dei marò del Barbarigo nella piana di Nettuno per poi ideare e fondare il Campo della memoria, sacrario dei morti della Rsi. Si è sempre tenuta lontana dalla politica e ha dedicato la sua vita alla famiglia e al volontariato.

8) Margherita Sarfatti (1883-1961)  Intellettuale di spicco prima e durante il regime fascista si è adoperata per diffondere autori e idee del Novecento modernista. Dopo un’iniziale adesione al socialismo seguì l’ideologia fascista, seguendo l’itinerario di Mussolini di cui scrisse la prima biografia, Dux (1924). Il suo obiettivo era restituire a Milano una centralità culturale quale la città aveva conosciuto ai tempi della Scapigliatura e del Futurismo. Fu costretta a lasciare l’Italia a causa delle leggi razziali. Nel dopoguerra pubblicò il libro di memorie Acqua passata (1955).

9) Marguerite Yourcenar (1903-1987) Narratrice straordinaria, appassionata della Grecia antica, esprime nel suo capolavoro, Memorie di Adriano, il suo manifesto estetico-spirituale: il libro illustra il solo rimedio possibile all’angoscia della morte, la volontà di vivere consapevolmente, assolvendo il dovere primario dell’uomo che è l’affinamento interiore.

10) Sibilla Aleramo (1876-1960) Anima inquieta e profonda, capace di passare dal culto di D’Annunzio, cui dedicò un poema drammatico, all’impegno nel Pci, sempre alla ricerca del suo obiettivo esistenziale: fare della sua vita un capolavoro. Il suo primo romanzo Una donna, pubblicato nel 1906, le diede fama e successo ma soprattutto indicò come obiettivo al pubblico femminile l’emancipazione intellettuale.