Se la tangente arriva anche su una scrivania con la foto di Libero Grassi

“Loro” li pretendevano. Volevano i picciuli (soldi). Ed è proprio su quel “loro” ripetuto così spesso da Roberto Helg a favore di cimice (il microfono che aveva addosso il coraggioso imprenditore denunciante) che si sta soffermando adesso l’attenzione degli inquirenti. Un pronome tutt’altro che innocuo. Che, in queste ore successive all’arresto del presidente della Camera di Commercio, beccato con una mazzetta da100mila euro, pare stia facendo tremare la Palermo che conta. Perché di mezzo non c’è solo la gestione dei servizi a terra dell’aeroporto di Palermo che, per inciso, si chiama Falcone e Borsellino.

La tangente sulla scrivania

Di mezzo c’è la quintessenza della lotta alla mafia.  L’estorsione scoperchiata, chiama in causa infatti quella parte del capoluogo siciliano che il pedigree Antimafia se lo è stampigliato in fronte. Certo, è facile adesso scomodare il povero Leonardo Sciascia e la sua battaglia contro “i professionisti dell’antimafia”, ma chissà se l’occasione della scoperta di uno che predicava bene e razzolava malissimo potrà finalmente dare impulso ad una vera battaglia contro tutti i pizzi e contro tutte le mafie. Chissà se il velo di ipocrisia potrà davvero essere rimosso in questa Sicilia dei gattopardi, dove è possibile che una faccia di tolla in giacca e cravatta, carico tanto di  debiti quanto di onorificenze al merito della Repubblica, possa ergersi a fustigatore di costumi e contemporaneamente imporre una mazzetta e riceverla su una scrivania dove appariva in bella vista la foto di Libero Grassi.

Una casta chiusa

Ecco perché quel “loro” adesso fa sicuramente paura al cuore pulsante della Palermo bene. Perché l’antimafia purtroppo la è di moda. Ci si iscrive come alla bocciofila. E naturalmente la si declama e la si frequenta. I convegni antiracket, i corsi, le lezioni: tutti momenti zeppi di personalità e di buone intenzioni. Oltre che di belle parole. Casta vera, chiusa, circoscritta, alla quale si accede con un cursus honorum fatto di frequentazioni giuste, di dichiarazioni e di primi piani, di declamazioni e di telecamere: tutto sempre col cipiglio di chi vuol essere molto serio, molto concreto. Tutto condito dall’immancabile primazia della sempre presente società civile. E da un senso di nausea che vien voglia di scappare via subito.