La scomparsa di Roberta Ragusa, per il marito si avvicina l’ora del processo

Si avvicina l’ora del processo per Antonio Logli, accusato di omicidio volontario e distruzione del cadavere della moglie Roberta Ragusa, la donna scomparsa da Gello di San Giuliano Terme (Pisa) la notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012. Poco più di tre anni dopo, questo giallo ancora irrisolto approda in tribunale e i figli della coppia: Daniele, appena diventato maggiorenne, e la sorella poco più che quattordicenne cercano la verità su una vicenda che invece è ancora tutta da chiarire.

La donna scomparsa tre anni fa

Gli inquirenti sono convinti che a uccidere Roberta Ragusa sia stato il marito, ma non sono riusciti a raccogliere prove certe. Solo indizi. A Gello di San Giuliano Terme (Pisa), quella notte di gennaio 2012 era un sabato freddissimo. Lo stesso tragico sabato del naufragio della Costa Concordia. Per le strade di questo sobborgo alle porte di Pisa non c’era quasi nessuno e in quella villa su due piani che normalmente ospitava due famiglie, ce n’ era solo una: quella di Logli prima che, secondo l’accusa, la rabbia di una moglie tradita che scopre finalmente l’identità della rivale la spazzasse via per sempre. Era quasi mezzanotte quando, secondo la ricostruzione dell’accusa, la moglie sorprende Logli al telefono con l’amante, Sara Calzolaio. Sospetta da anni dell’infedeltà del marito, ma non sa dare un nome alla sua amante.

il marito respinge le accuse

Quando Roberta scopre, ne sono certi gli investigatori, che quella donna è Sara, ex baby sitter dei figli, segretaria dell’autoscuola di famiglia e fino ad allora considerata una sorella minore va su tutte le furie. Esce di casa in pigiama, Logli la raggiunge. Litigano. Poi la lite degenera, un testimone riferisce di averli visti e sentiti urlare e di avere visto l’uomo che caricava a forza la donna in auto. Un’altra dice di avere pure notato in quel punto, una strada vicino alla casa della coppia, anche del sangue sul selciato. Accuse e indizi che Logli ha sempre respinto. Fu lui il mattino seguente a dare l’allarme e a denunciare la scomparsa della moglie. Disse ai carabinieri di essere andato a letto intorno alle 23.45 e di essersi accorto della sua assenza al risveglio intorno alle 7. Un buco di sette ore dove è successo tutto. Ma i dubbi degli inquirenti cominciano presto: Logli non pare molto collaborativo durante le ricerche e nelle indagini, nasconde la relazione extraconiugale e anzi ordina all’amante di distruggere i telefoni cellulari usati per sentirsi. Innalza un castello di bugie che ben presto viene smascherato. Però non c’è la prova regina. E manca pure il cadavere della moglie scomparsa.