Roma come l’Urss: Marino “espropria” la Sala Troisi. Andrà agli okkupanti?

Se non è un esproprio, lo ricorda. Il Comune di Roma ha stabilito una «riacquisizione forzosa» della Sala Troisi, che ora è di Massimo Ferrero, patron della Sampdoria e proprietario di diversi cinema a Roma. Per farci cosa? L’ipotesi è di darlo agli ex occupanti del cinema America, un’altra proprietà privata prima presa illegalmente e poi ottenuta in comodato d’uso gratuito. Ora che quella concessione è scaduta, tutto fa pensare che la giunta Marino stia cercando di risolvere il problema scaricandolo sulle spalle di Ferrero, un altro imprenditore privato, che non a caso chiede: «Ma che siamo in Russia?», evidentemente facendo riferimento ai metodi dell’Unione sovietica.

 «Un abuso del sindaco Marino»

«I vigili urbani sono arrivati stamani davanti la sala, a Trastevere, e vogliono entrare, il sindaco può dare la roba sua, non la mia», ha raccontato Ferrero, ricordando di aver comprato la Sala Troisi «circa 6 anni fa, quando ho acquistato tutte sale di Cecchi Gori». Per protestare contro «l’abuso del sindaco Marino», Ferrero ha deciso di tenere chiuse per la giornata tutte le sue 11 sale, fra le quali anche gli “storici” cinema Adriano, Royal, Reale e Ambassade. Inoltre, Ferrero, che ora si trova negli Stati Uniti, ha annunciato che da martedì, quando rientrerà in Italia «difenderò i miei diritti e dei miei lavoratori in tutte le sedi».

La versione del Campidoglio

Nella determina con cui l’ha decisa, il Comune di Roma ha giustificato la «riacquisizione forzosa» della Sala Troisi sostenendo che «il cinema è chiuso da troppo tempo e il gestore non ha mai ottemperato alla convenzione col Campidoglio». È stata però la presidente del Municipio I, Sabina Alfonsi, a chiarire le intenzioni del Comune: l’idea, ha spiegato il mini-sindaco, «è che temporaneamente gli ex occupanti del cinema America possano entrare nella sala, in attesa che stipulino un’intesa con la proprietà dell’America». «Sarà il sindaco Marino a decidere la destinazione finale», ha aggiunto Alfonsi, esultando però per il fatto che «finalmente la città si riappropria di questa storica sala», che «è molto bella e già da domani potrebbe essere riaperta».

Ferrero: «Mi difenderò»

Ferrero, però, ha dato una versione diversa, spiegando che la sala era chiusa da sei mesi per ristrutturazione, perché «dobbiamo mettere l’aria condizionata e digitalizzarlo». «Ma soprattutto – ha proseguito – mancano i permessi dei vigili del fuoco per riaprirlo. E, oltretutto, che faccio mando a casa sette padri di famiglia che lo stanno ristrutturando?». Inoltre, l’imprenditore ha sottolineato la tempistica della riacquisizione, che evidentemente considera sospetta: «Dicono che non ho i requisiti, ma io questo cinema ce l’ho da sei anni e per 15 anni è stato di Cecchi Gori. L’ho acquistato in un pacchetto del Tribunale dopo il fallimento. Se ne accorgono ora? Il sindaco Marino vuole risolvere il problema degli occupanti dell’ex cinema America usando il suo potere e creando un altro problema. Odio ogni tipo di abuso e ogni tipo di violenza, amo il dialogo. Il sindaco mi conosce, mi poteva fare una telefonata e facevamo un tavolo. Di questo problema – ha concluso Ferrero – avevamo già parlato un anno fa con la Regione».