La richiesta di Veronica Panarello: «Se non vedo mio figlio piccolo, morirò»

Torna a far parlare di sé Veronica Panarello, la mamma di Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa, accusata di aver assassinato suo figlio Loris Stival, di soli otto anni. E torna a far parlare di sé proprio invocando il bisogno. Il desiderio. Il diritto, a vedere il figlio piccolo perché, «se non lo vedo morirò», ha annunciato la donna drammaticamente.

La richiesta di Veronica Panarello

Una richiesta ripetuta come un mantra dalla mamma accusata dalla Procura siciliana sulla cui innocenza persino il marito ha smesso di scommettere dopo aver visionato i video e analizzato le ricostruzioni degli inquirenti, relativi agli spostamenti di quella tragica mattina di novembre, che smonterebbero alibi e ricordi della donna. Una mamma, Veronica, sospettata del più inaccettabile dei crimini: l’omicidio del proprio figlio, che avrebbe compiuto strangolando il piccolo di appena otto anni con delle fascette di plastica, gettandone poi il corpo esanime in un canalone di contrada Mulino Vecchio. La convalida del suo arresto è stata confermata sia dal Gip di Ragusa che dal Tribunale del riesame di Catania. Le indagini, che sono ancora in corso, sono delegate a polizia di Stato, squadra mobile e carabinieri di Ragusa.

I figli, vittime due volte

E come Veronica Panarello adesso, che mentre è ricoverata nell’ospedale di Agrigento invoca – pena il suo estremo sacrificio – il diritto a poter vedere il suo ultimogenito, anche la Franzoni prima – condannata per lo stesso crimine – e Bossetti (accusato di essere il killer della piccola Yara) nei mesi scorsi, hanno rivendicato a viva voce lo stesso diritto dal primo istante di detenzione, dimentichi a tratti di un dovere più grande: dimostrare la propria innocenza, specialmente ai figli che hanno lasciato a casa. nel frattempo, la verità processuale sulla mamma del povero Loris deve essere ancora decretata: intanto i medici decideranno in queste ore se continuare gli accertamenti e le cure in ospedale – dove è ricoverata da giorni e alimentata via flebo – o disporne la dimissione e il ritorno in carcere.