Renzi smentisce la Mogherini: intervenire in Libia prima che sia tardi

La priorità della comunità internazionale è «intervenire in Libia prima che le milizie dell’Isis occupino in modo sistematico non solo piccoli e sporadici luoghi ma una parte del Paese». Lo ha detto Matteo Renzi sconfessando Federica Mogherini. Il premier ha parlato di «intervento significativo a partire dagli sforzi diplomatici dell’Onu». A una domanda sulle posizioni più interventiste in senso militare dell’Egitto in Libia, Renzi ha risposto: «Ci sono sensibilità diverse nella comunità internazionale», ma «non c’è nessun dubbio che occorra lottare con decisione e determinazione contro il terrorismo. La minaccia è evidente in ciò che è accaduto nelle ultime settimane», ha spiegato il presidente del Consiglio rievocando l’uccisione dei 21 cristiani copti egiziani da parte dell’Isis. Insomma, ha aggiunto Renzi, «ci sono sensibilità diverse ma mi pare di poter dire che c’è condivisione ampia sulla necessità di un intervento rilevante in Libia, da realizzare a partire da sforzi diplomatici dell’Onu». L’Italia ha compiuto un giro di consultazioni con la Russia, la Francia e gli inglesi, e nelle prossime settimane «avremo un approfondimento con gli Usa, che sono il giocatore-chiave in questa partita». Tutto questo, ha concluso il premier, affinché la crisi in Libia sia una «priorità»: «Non può essere l’ultimo dossier».

Mogherini sulla Libia aveva detto il contrario

L’intervento del premier sconfessa clamorosamente quanto dichiarato poche ore prima da Federica Mogherini, responsabile della diplomazia Ue. «Non c’è modo di risolvere la crisi libica con la via militare», aveva detto l’Alto rappresentante per la Politica estera europea, a margine della conferenza economica di Sharm el Sheikh. Lady Pesc aveva quindi assicurato che è anche «interesse degli egiziani oltre che degli europei giungere ad una soluzione diplomatica in Libia». Poche ore più tardi la pubblica sconfessione da parte di Renzi. A conferma che la Mogherini è sempre più insignificante sul piano politico o, peggio, che non c’è più alcun canale di comunicazione con il suo principale sponsor politico.