Renzi parla di Europa e fa il fenomeno. Ma quel semestre italiano fu un flop

Matteo Renzi fa il fenomeno. Arriva al Senato alla vigilia del Consiglio europeo, dissemina fogli di appunti sui banchi del governo, giusto in tempo per farli fotografare dall’alto dell’emiciclo, e poi si lascia andare ad una di quelle scorribande parolaie, condite di autoincensamento, che ormai lo hanno reso famoso. Solo che , questa volta, l’ex sindaco di Firenze, il Pittibimbo, supera se stesso. Udite , udite. L’Europa è in ripresa, dice. E l’Italia, pure.  Non ci credete? Sbagliate. Perché ci sono “cinque fattori di oggettiva ripresa economica : il piano Junker di investimenti, la comunicazione sulla flessibilità, il Quantitative easing e, conseguenza di queste tre, il ritrovato rapporo tra dollaro e euro a condizioni più logiche ed economicamente sostenibili”.

Renzi e i 5 fattori della ripresa

Il quinto fattore, “sul quale abbiamo buona sorte, è l’abbassamento del prezzo del petrolio”. Tutto vero, per carità. L’analisi è esatta. Renzi mette in fila correttamente gli argomenti che, sperano tutti, a Berlino come a Madrid, ad Atene, a Parigi, a Lisbona, possano imprimere una accelerazione nell’uscita dalla crisi che da circa sette anni ci sta opprimendo e impoverendo. E’ presto, ovviamente, per trarre conclusioni affrettate. Ammesso che questi fattori possano dare impulso alla ripresa e invertire la tendenza negativa finora registrata, quel che lascia di stucco è quanto Matteo Renzi aggiunge a corollario. Se la prende, il premier, con “chi dice che i fattori della ripresa sono indipendenti dalla nostra volontà”. Chi lo dice ” mente sapendo di mentire”. E’ gente di poca fede. Perché “4 su 5 di quei fattori, escludendo il prezzo del petrolio, dipendono dalla capacità della politica italiana di modificare la politica europea”.

Renzi e il “vocabolario” europeo

Il bullismo politico dell’inquilino di Palazzo Chigi non ha limiti. Ecco la frase d autocompiacimento che imprime il marchio di superiorità alla sua azione di governo . “Mi permetto dire anche a coloro che non sono d’accordo con le scelte del governo, che non si può negare che il semestre di presidenza dell’Ue, con un cambiamento di vocabolario da rigore e austerity a crescita e riforme, ha consentito di creare un clima nel quale si è potuto finalmente voltare pagina”. Boom! Questa volta Renzi la spara davvero grossa. Insomma, se l’Europa cambia, i merito è tutto suo. Anzi, del suo personale “vocabolario”. Peccato davvero che nessuno se ne sia accorto.