Renzi, Boschi, Lotti, Manzione: loro sono “i quattro della cyclette”

Loro sono “quattro della cyclette“. La location è Palazzo Chigi. E c’è anche l’orario: le 6,45 del mattino. Fatti salvi impegni fuorisede e trasferte, è questo il momento dell’incontro. Quotidiano. Ma non è una spy story.  E nemmeno un film di qualche produzione milionaria americana come quelle che recentemente hanno tramutato tutta Roma in un set. Anche se un film potrebbe essere. Tipo “I 4 dell’Ave Maria” o “I Fantastici 4” oppure “I 4 dell’Oca selvaggia“. Invece è il si dice, è il bisbiglio sempre più insistente. Quello per l’appunto che spiega degli incontri mattutini, al riparo da orecchie e occhi indiscreti, tra quattro neo potenti. E che potenti. Eccoli in ordine di narrazione: Matteo Renzi, presidente del Consiglio e leader del Pd; Luca Lotti, sottosegretario alla presidenza e responsabili dell’organizzazione della segreteria del Pd; Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme e per i rapporti col Parlamento; Antonella Manzione, capo ufficio legislativo di Palazzo Chigi.

Renzi li conosce da sempre

Sono loro ed è il loro quotidiano appuntamento quello che passa di bocca in bocca in queste giornate di inizio primavera nella Roma della politica. Loro ad essere indicati, con rabbia o con invidia o con paura. Dagli esponenti della minoranza interna del Pd, stanchi di essere emarginati e dai rimasugli di quello che fu l’Ncd, il partito che ha permesso a Renzi di divenire quello che oggi è: il ras incontrastato. Durante la pedalata mattutina, oltre a smaltire chili e tossine, i giovanotti metterebbero a punto l’agenda del da farsi. Dividendosi compiti e ruoli. I quattro si conoscono da anni. Da sempre, si può dire. Madonna Boschi, la vigilessa Manzione e lo scapigliato Lotti hanno aiutato l’affabulatore toscano nella sua scalata ostile che l’ha proiettato da palazzo Vecchio a palazzo Chigi.

Il potere dei quattro della cyclette

Normale che adesso gestiscano tutti insieme il potere. Meno normale è  l’avere esautorato, anche con questo novello cenacolo del pedale, non solo le aule sorde e grigie di Montecitorio e Palazzo Madama, ma anche la sala circolare della presidenza del Consiglio. Lì dove si dovrebbe cucinare, la pappa viene infatti servita già pronta. Così può capitare, come è accaduto, che il pio ministro della Giustizia Orlando scopra che ai suoi disegni di legge venga aggiunta o sottratta questa o quella norma e che il temerario Angelino Alfano veda evaporare il suo decreto antiterrorismo, quello con l’ok a spiare tutto e tutti. Così cresce il potere dei 4 della cyclette. Anche se la politica non è come i film. E quasi mai si arriva al lieto fine. Perciò, i quattro, forse farebbero bene a ricordare quel che accadde in Cina. A quella che fu chiamata  “la banda dei 4“.