Pugno a Bignami, i nomadi chiedono scusa per lettera. Ma poi, in calce…

I capifamiglia dell’Area Sosta, campo nomadi lungo il fiume Reno, nel Bolognese, hanno inviato una lettera di scuse al consigliere regionale di Forza Italia, Galeazzo Bignami, dopo l’aggressione subìta dal politico nel pomeriggio di domenica, inseguito in auto da un uomo che gli ha tagliato la strada e che poi, quando è sceso dalla vettura, lo ha colpito al volto con un pugno. Una violenza gratuita ed ingiustificabile, quella indirizzata ai danni dell’esponente azzurro, “colpevole” agli occhi del nomade di aver scattato delle foto nei pressi del “suo” campo.

Le “scuse” dei nomadi

«Scriviamo per chiarire l’episodio che si è verificato domenica 22 marzo chiedendo scusa – si legge in una lettera – Siamo molto dispiaciuti per quanto è accaduto domenica, e in primis il padre di famiglia che ha commesso il gesto chiede scusa». Una mossa all’apparenza politicamente corretta, quella della missiva col “mea culpa”, che offre in realtà agli occupanti abusivi del campo nomadi la ghiotta occasione – l’ennesima – di passare da aggressori a vittime. «Vorremmo spiegare il motivo di questo gesto – prosegue non a caso la lettera – ma purtroppo noi residenti in via Allende non abbiamo nessun tipo di protezione nei confronti di quanti passando lungo la strada adiacente si sentono autorizzati ad esprimere insulti verbali nei nostri confronti», spiegano gli autori della lettera, che poi concludono: «Noi ci sentiamo molto esposti ad atti discriminatori e viviamo costantemente nella paura che le ingiurie si trasformino in azioni concrete.

Vittimismo social(e)

A dimostrazione di ciò basta scorrere le pagine di facebook o twitter e leggere i commenti successivi all’episodio di domenica per comprendere il livello di intolleranza di cui siamo vittime». Sono bastate poche righe, insomma, per far passare gli artefici di un’aggressione immotivata nelle vittime di una presunta crociata social(e) che – vale la pena ricordarlo – nasce sull’onda del malcontento e della paura che il proliferare del fenomeno dell’abusivismo nomade ha generato. Una situazione incancrenitasi nel tempo, che ha accresciuto il disagio in maniera direttamente proporzionale all’aumento degli investimenti dedicato all’annosa questione. Una realtà degradata a cui, le notizie quotidiane in merito all’incremento delle attività deliquenziali ascrivibili ai nomadi disseminati nelle varie aree urbane del Paese, certo non ha giovato. Come non ha giovato ad emendare la loro immagine l’aggressione sferrata a Bignami. Scuse o non scuse.