Popolari, il governo tira dritto ma il Pd si mette ancora di traverso

Il governo tira dritto sulle Banche Popolari, nonostante le polemiche sullle speculazioni in Borsa e i conflitti d’interesse del ministro Boschi. Le dieci banche popolari più grandi dovranno trasformarsi in Spa. Non sono bastati infatti oltre 300 emendamenti e l’opposizione dura dell’ala sinistra del Pd alla Camera per convincere il governo a rivedere la soglia oltre la quale far scattare la nuova governance, che rimane a 8 miliardi di attivi. Mentre l’apertura è arrivata, com’era prevedibile, sull’introduzione di paletti “anti-scalata”, anche questi chiesti a gran voce dal Parlamento. Le commissioni (Finanze e Attività produttive), che hanno chiuso in serata i lavori sul testo con il mandato al relatore, hanno approvato infatti un ritocco, frutto di lunga mediazione in primis tra le varie anime del Pd, che dà la possibilità alle popolari interessate dalla riforma di votare, contestualmente alla trasformazione in Spa, un tetto all’esercizio del diritto di voto in assemblea di almeno il 5%: una “ampia” concessione, secondo esponenti della maggioranza, visto che di fatto si consente di votare insieme Spa e nuovo Statuto con una maggioranza più leggera (i due terzi dei presenti all’assemblea), e, soprattutto, entrambi ancora con il voto capitario. Questo limite però è a tempo (così come peraltro chiedeva Bankitalia) e potrà durare al massimo fino a 24 mesi dalla conversione del decreto. Di fatto meno di due anni quindi, visto che una volta in vigore la riforma servirà un tempo perché Palazzo Koch metta a punto il contesto regolatorio oltre al tempo per gli istituti di convocare le assemblee. Un modo, si ragiona, per imprimere una accelerazione maggiore nella trasformazione degli istituti in Spa per poter sfruttare al massimo le clausole difensive, che comunque, si sottolinea, non snaturano gli obiettivi e l’impianto della riforma.

Critiche dall’interno del Pd e dall’opposizione

«Il decreto Popolari che stiamo discutendo in queste ore avrà un senso solo se permetterà di aumentare il credito alle imprese. Ad oggi, se le banche devono prestare soldi alle grandi multinazionali o investono in obbligazioni o Titoli di Stato vengono premiate; viceversa, se devono prestarli alle piccole e medie imprese sono spesso “corte di capitale” e, alla fine, evitano di farlo perché penalizzate da regole che la politica avrebbe il dovere e l’autorevolezza per cambiarle», attacca Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, intervenendo in commissione Finanze e Attività Produttive sulla riforma delle banche popolari. «Il Governo sembra non voler accogliere le numerose proposte migliorative del Parlamento al decreto legge sulle Banche Popolari, togliendo così ogni possibilità al credito italiano di restare ancorato al sistema economico del nostro Paese. L’incostituzionalità di questo decreto non sta solo nel presupposto dell’urgenza ma, soprattutto, nell’indebolimento della tutela del risparmio previsto dalla nostra Costituzione economica», è invece l’attacco che arriva dalla senatrice Anna Cinzia Bonfrisco, capogruppo di Forza Italia in commissione Bilancio.