Pirelli ai cinesi, i sindacati: «L’Italia è un discount e Renzi non fa nulla»

«Siamo terreno di conquista». Così la Cgil commenta le notizie relative all’operazione di riassetto societario della Pirelli e all’Opa dei cinesi del colosso statale ChemChina per il controllo del gruppo. «Ci preoccupano», avverte il sindacato, sottolineando che «a scorrere l’elenco delle grandi società che negli ultimi anni sono passate sotto il controllo di gruppi non italiani vengono i brividi».

I sindacati contro il governo

Una situazione in cui, secondo la Cgil, vanno individuate precise responsabilità politiche, visto che «l’atteggiamento dell’attuale governo in questa vicenda è quello di fare da spettatore senza che nessuna voce si levi, neanche per chiedere chiarimenti, né per chiedere garanzie circa l’assetto industriale e produttivo futuro del gruppo Pirelli». «Ovviamente noi non staremo fermi», annuncia il sindacato, spiegando che «chiederemo urgentemente un incontro all’azienda e, se necessario, ci attiveremo presso tutti i livelli istituzionali possibili per avere garanzie sui siti industriali e sui livelli occupazionali del Paese». E contro Palazzo Chigi punta l’indice anche la Uil: «Il governo non è ancora riuscito a fissare regole per evitare che, in un regime di globalizzazione, l’Italia diventi un discount, dove ognuno viene a fare la spesa», ha detto il segretario generale, Carmelo Barbagallo.

Il piano di riassetto

L’accordo dovrebbe chiudersi entro il week end, secondo quanto spiegato dal presidente della Pirelli, Marco Tronchetti Provera. L’agenda prevede che, a conclusione del riassetto, venga lanciata un’Opa che valorizza la Bicocca 7,15 miliardi di euro (15 euro per azione) e che la società dica addio alla Borsa, visto che sarà delistata. Nessun cambio, invece, è previsto al vertice dell’azienda: Tronchetti Provera resterà al suo posto fino al 2021. Se tutto si svolgerà così come anticipato, nel capitale del gruppo degli pneumatici, da oltre 140 anni uno dei simboli dell’industria italiana nel mondo, resterà solo qualche traccia di bianco e verde annegata nel rosso della Repubblica democratica cinese, azionista di ChemChina.