Un’altra eccellenza del “made in Italy” a rischio: Pinifarina agli indiani?

Un altro pezzo importante del made in Italy, la Pininfarina, potrebbe finire in mani straniere. La storica carrozzeria torinese sarebbe nel mirino del produttore indiano di suv Mahindra & Mahindra. L’agenzia Bloomberg parla di “settimane di colloqui” e di “chiusura dell’accordo vicina”, ma la Pininfarina non commenta: un portavoce dell’azienda si limita a dichiarare che Mahindra è un cliente, che le due società sono in buoni rapporti e lavorano insieme a progetti di design auto. Non è escluso che un chiarimento, non richiesto ufficialmente da Consob, possa arrivare prima della riapertura dei mercati.

Il titolo Pinifarina vola

A Piazza Affari il titolo, sospeso per buona parte della seduta, vola e chiude con un rialzo del 26,23% a 5,15 euro. Preoccupata la Fiom: «Nonostante le difficoltà, anche di carattere finanziario, di questi anni – osserva il segretario generale torinese, Federico Bellono – la Pininfarina resta non solo un simbolo del made in Italy, ma un patrimonio di know how del nostro Paese. Si tratterebbe dell’ennesimo caso di un’azienda e un marchio prestigiosi che rischiano di finire in mani straniere, nel vuoto della politica e delle istituzioni». La Pininfarina, fondata nel 1930, ha disegnato modelli come la Ferrari Testarossa, l’Alfa Romeo Giulietta Spider, il Duetto, la Fiat 124 Spider. Più di recente la Ferrari Sergio, dedicata a Sergio Pininfarina scomparso nel 2012 e presentata al Salone di Ginevra. Oggi l’azienda ha 680 dipendenti a fronte dei 1.600 degli anni ’90, non produce più auto di massa, ma solo pezzi unici, vetture esclusive o piccole serie. Rimangono attivi nel torinese il Centro stile e ingegneria di Cambiano e la galleria del vento di Grugliasco. Del gruppo fa parte Pininfarina Deutschland, che opera nell’ingegneria per i clienti tedeschi, c’è una sede a Shanghai per rapporti con clienti cinesi e una sede negli Usa a Miami che si occupa di interior design architettura per clienti nordamericani e sudamericani. Non è la prima volta che gruppi stranieri guardano a Pininfarina: il finanziere francese Vincent Bolloré, con cui l’azienda torinese ha lavorato insieme per l’auto elettrica Bluecar, aveva presentato una formale manifestazione d’interesse a inizio 2011. Rumors avevano riguardato gruppi cinesi, come Brillance e Anhui Jiangling, l’austro-canadese Magna e già in passato indiani: innanzitutto il gigante Tata, con cui Pininfarina ha realizzato una joint venture, la stessa Mahindra e Bajaj.