Partigiani alla Camera il 25 aprile. La Boldrini “vestale ” della Resistenza

Il 25 aprile, per i 70 anni della Liberazione, il Pd vuole invitare alla Camera i partigiani. E la Boldrini si è detta pronta ad accoglierli. Ci risiamo. Dopo 7 decenni c’è ancora chi cerca di imbastire questa  celebrazione di elementi divisivi, proiettando squarci di furore ideologico su una pagina della storia italiana che l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano , nel suo primo messaggio al Parlamento, il 16 maggio 2006, bollò con tre parole nette:”Zone d’ombra, eccessi, aberrazioni”. Una frase che, pronunciata da chi comunista lo è sempre stato, fino al punto di attendere anni e anni prima di pentirsi di aver inneggiato alla invasione dell’Ungheria da parte delle truppe sovietiche, suonò come un monito, un richiamo, la voglia di aprire lo spazio ad una ricostruzione più attenta e veritiera sugli orrori della guerra civile italiana e le stragi perpetrate dai partigiani nel Triangolo della morte , a guerra finita.

La Boldrini sempre più faziosa e divisiva

Prima di Napolitano, c’erano stati altri autorevoli interventi del medesimo indirizzo. Per non parlare della saggistica storica, a partire dai libri coraggiosi di Gianpaolo Pansa, che aveva cominciato a scavare, con rigore scientifico, negli archivi, tra documenti e testimonianze, facendo emergere in  tutta la loro portata le atrocità perpetrate in quegli anni, sotto la spinta di un cieco odio ideologico. Insomma, anche la Resistenza, per usare proprio le parole di Pansa, si era macchiata di orrori. “Pure i partigiani avevano ucciso persone innocenti e inermi sulla base di semplici sospetti, spesso infondati. Avevano provocato le rappresaglie dei tedeschi, sparando e poi fuggendo. Avevano torturato i fascisti catturati prima di sopprimerli. E quando si trattava di donne, si erano concessi il lusso di tutte le soldataglie: lo stupro, spesso di gruppo”.

Quando manca il senso della Patria

Bisognerebbe ricordare alla nuova vestale della Resistenza che soggiorna a Montecitorio che, prima di lei, ci sono stati presidenti (a cominciare da Violante che rese omaggio alle vittime delle Foibe) i quali hanno cercato, pur militando a sinistra, di avviare una face di pacificazione nazionale, per superare le divisioni e gli odii  della guerra civile. E lo hanno fatto attribuendo come fece Riccardo Illy , da sindaco di Trieste, alla data del 25 aprile un significato più ampio e meno fazioso. Una occasione di ritessitura del senso comunitario che la lotta partigiana comunista aveva infranto. Un’opera di ricostruzione di quel senso della Patria la quale appartiene a tutti, vincitori e vinti. Come la Storia. Che è tale se sfugge alla retorica e alle bugie. Ci voleva la Boldrini per riportare indietro le lancette dell’orologio! Alla ricerca, chissà, del nuovo nemico fascista da individuare, magari, in quattro ragazzotti di Casa Pound. Questo è semplicemente penoso. E ridicolo.