Sei parlamentari “tosiani” danno l’addio alla Lega Nord

I rumors sono diventati realtà. È il giorno dell’addio di sei parlamentari veneti “tosiani” che escono dalla Lega Nord per entrare nel gruppo misto. Al Senato si tratta di Emanuela Munerato (Rovigo), Patrizia Bisinella (Treviso) e Raffaela Bellot (Belluno); alla Camera: Roberto Caon (Padova), Emanuele Prataviera (Venezia) e Matteo Bragantini (Verona).

La nota dei “tosiani”: lasciamo la Lega Nord

I sei parlamentari leghisti che hanno scelto di uscire dal gruppo spiegano che la loro riflessione è stata «lunga e sofferta» e aggiungono che «l’espulsione del nostro segretario nazionale della Liga Veneta e il commissariamento di fatto del direttivo nazionale della Liga stessa, oltre che il disconoscimento delle legittime decisioni che erano state assunte in consiglio nazionale, siano state prese da via Bellerio in modo scorretto e illegittimo dal punto di vista statutario e politicamente non comprensibile», scrivono i parlamentari ex leghisti in una nota. «Siamo nati come autonomisti e federalisti sia nelle battaglie politiche rivolte all’esterno, sia nella gestione interna al nostro movimento – continuano i sei parlamentari -. Questi fatti ci fanno ritenere che la Lega Nord abbia abbandonato la sua vera natura e il suo spirito riformista e federalista».

«L’obiettivo? Creare un nuovo soggetto»

Per ora i sei parlamentari confluiscono nel gruppo misto ma si  è vociferato dell’ipotesi di unire le forze con ex M5S e i «fittiani» in rotta con Silvio Berlusconi. Ma tutta la situazione interna ai partiti è in “stand bay”.  I numeri comunque per ora sembrano non esserci, visto che a Palazzo Madama, per costituire un gruppo, servono almeno dieci senatori; a Montecitorio venti deputati. Intanti i sei leghisti “tosiani” assicurano di continuare a riconoscersi nei cittadini che hanno dato loro fiducia nel 2013 e che proseguiranno le «battaglie storiche rivolte a quei principi imprescindibili di tutela delle identità e dell’autonomia e libertà dei nostri territori». Affermano di rimanere fedeli al principio del «padroni a casa nostra», aperti a tutti quelli che «condividono con noi la necessità di riformare lo stato, ovviamente in forma federale». L’obiettivo? «Usciamo con l’obiettivo politico di creare un nuovo soggetto che abbia a cuore la volontà di ridare dignità e potere a tutte le autonomie locali, in antitesi al governo Renzi che sta rendendo lo Stato sempre più centralista, costoso ed inefficiente».