Pannella: Berlusconi come Tortora, perseguitato dai magistrati

«Quando ho saputo di Berlusconi ho pensato allo scandalo di Enzo Tortora. Mi viene in mente il dramma della giustizia: la politica è condizionata da sentenze manifestamente ingiuste». Per il leader radicale Marco Pannella, intervistato da Qn, nella vicenda “una componente persecutoria è innegabile”. «È chiaro che nella corporazione dei giudici esiste una minoranza agguerrita e in buona fede, per carità, che però sbaglia. E quindi dobbiamo fare in modo che prevalga un vero stato di diritto», dice Pannella. «In questi anni è continuata la vergogna di confondere problemi di costume con questioni pubbliche. C’è roba più seria e urgente per lo Stato italiano. Un dato su tutti – prosegue – mi sembra evidente. Gli anti-berlusconiani sono stati sputtanati. Anti-berlusconiani che io posso anche stimare, sia chiaro. Devono capire che lo Stato italiano deve rientrare nella legalità». Pannella punta il dito contro l’obbligatorietà dell’azione penale, che “colpisce tutti. Il 35 per cento della gente che sta in galera viene poi dichiarata innocente”.

Pannella e quei referendum sostenuti da Berlusconi

Nel corso dell’intervista Pannella ricorda anche il rapporto con il Cav. e il suo sostegno alle campagne radicali “sin dal 1992-93”, anche se poi “non è riuscito a far breccia nel potere partitocratico”, per cambiare il sistema giudiziario italiano. “Io non mi nascondo, Berlusconi ha firmato i nostri 12 radicalissimi referendum – che trattavano di finanziamento pubblico, immigrazione, ottopermille, depenalizzazione dei reati di lieve entità legati agli stupefacenti – e tutto alla luce del sole. Firmò pur riconoscendo che non avrebbe votato a favore per tutti e dodici”.