Il padre di Jihadi John: «Mio figlio? Un cane, un animale, un terrorista»

«Mio figlio è un cane, un animale e un terrorista». Lo ha dichiarato il padre di Jihadi John, il boia dell’Isis identificato nei giorni scorsi come Mohamed Emwazi. È quanto si legge sul sito del Daily Telegraph, secondo cui Jassem Emwazi, 51 anni, ha usato queste parole in una telefonata con un collega dopo che il figlio è stato associato alle terribili esecuzioni. L’uomo, che vive in Kuwait, si vergogna di Mohamed e gli aveva detto nel 2013 che sperava nella sua morte prima che il giovane si unisse alla jihad in Siria. Jihadi John aveva cercato la benedizione della famiglia prima di partire dalla Turchia alla volta della Siria nel 2013. Ma era stato coperto di insulti dal padre, che prima di allora aveva cercato inutilmente di allontanarlo dall’integralismo islamico e di «farlo ritornare a una vita normale». Secondo la testimonianza rilasciata al Telegraph dal collega di Jassem, Abu Meshaal, il genitore 51enne se ne sta chiuso nella sua casa ad al-Oyoun, a ovest di Kuwait City. «Non va alla moschea e non viene più al lavoro», ha affermato la fonte.

Jihadi John sostenne di non essere un estremista

«Non sono un estremista», dichiarava però Jihadi John, il boia dell’Isis identificato da tempo come il londinese Mohamed Emwazi, in una registrazione del 2009 fatta dalla associazione britannica Cage per la difesa dei diritti civili. Il terrorista, che era stato espulso dalla Tanzania e interrogato dall’MI5, afferma anche di essere stato minacciato dai servizi segreti britannici che gli avrebbero «messo le parole in bocca». La registrazione è stata fatta a Londra nel 2009 dal direttore di Cage, Asim Qureishi, che la scorsa settimana aveva tenuto una controversa conferenza stampa accusando i servizi di sua maestà di essere “responsabili” della radicalizzazione di Jihadi John e affermando che, quando lo aveva conosciuto, Emwazi era «una persona estremamente gentile e umile». Il boia dell’Isis ricorda come un certo agente Nick lo abbia sottoposto a un duro interrogatorio, affermando che l’MI5 era convinto che volesse andare in Somalia per addestrarsi coi gruppi jihadisti e che gli occhi dei servizi erano puntati su di lui già da qualche tempo. A Jihadi John erano state rivolte anche domande sui maggiori attentati di Al Qaeda, dall’11 settembre 2001 negli Usa al sette luglio 2005 a Londra. Emwazi afferma di aver risposto che «persone innocenti erano morte» nella capitale britannica e che l’attacco alle Torri Gemelle era stato «sbagliato».