No Tav, 50 attacchi in due anni. Erri De Luca in aula: io non c’entro

«Dal  2012 al 2014 il cantiere della Tav a Chiomonte ha subito una cinquantina di attacchi». Lo ha ricordato Giuseppe Petronzi, dirigente della Digos, testimoniando al processo in cui lo scrittore Erri De Luca risponde di istigazione a delinquere per interviste rilasciate nel settembre 2013. «Come attacchi – ha precisato – non intendo le semplici manifestazioni di ostilità, ma solo fatti che costituiscono reato».

Erri De Luca: accuse ridicole

«Non c’è nessuna relazione fra quello che ho detto e quello che è successo e che succede in Valle di Susa, fuori dalla Valle o nel movimento No Tav». È quanto ha affermato lo scrittore De Luca durante una pausa nel processo in cui è accusato di istigazione a delinquere. «Non è – ha aggiunto, riferendosi alla testimonianza resa in aula dal capo della Digos –  che dopo le mie parole sia cambiato qualcosa. Anzi, pare che l’intensità degli attacchi sia addirittura diminuita. Il mutamento di strategia di cui hanno parlato in aula è avvenuto a maggio, diversi mesi prima. Le accuse a mio carico – ha concluso Erri De Luca –  insistono nella loro inconsistenza. A seguire l’udienza sono molti i militanti No Tav che simpatizzano per De Luca, alcuni espongono il suo ultimo libro La parola contraria, dedicato al processo.

Buemi (Psi) all’attacco

«Se Erri De Luca è colpevole o innocente lo deciderà il Tribunale e non l’opinione pubblica, come De Luca sostiene, essendo soggetto indeterminato e, in quanto tale, irresponsabile e non sottoposto a regole e senza poteri giuridici». Parola di Enrico Buemi, capogruppo Psi in commissione Giustizia del Senato, in merito alle dichiarazioni di Erri De Luca, riportate sull’edizione torinese de La Repubblica, in riferimento al processo che lo riguarda. «Tutti i despoti si appellano all’opinione pubblica per giustificare comportamenti sanzionati dal Codice penale, dal quale vogliono allontanarsi per legittimare abusi di ogni genere – ha continuato Buemi – in democrazia il giudizio politico è assegnato all’elettore, quello penale alla magistratura».