Niente Tfr in busta paga: il governo arriva in ritardo e la “rivoluzione” slitta

Il governo cerca di rimediare alla figuraccia sul Tfr in busta paga e così il ministero dell’Economia fa sapere: è quasi tutto pronto, le prime richieste potranno essere evase ad aprile o a giugno. Ma si tratta di un annuncio all’inseguimento, arrivato dopo che la Fondazione studi dei Consulenti del lavoro aveva denunciato che non sarebbe stato possibile chiederlo perché per dare seguito a quella che era stata annunciata come una rivoluzione mancava il decreto della presidenze del Consiglio dei ministri, con le linee operative.

Obiettivo fallito

La legge di stabilità, entrata in vigore il primo gennaio, prevedeva che “l’operazione Tfr” prendesse il via il primo marzo. Da quella data e fino al giugno 2018, era stato annunciato, i lavoratori avrebbero potuto scegliere di liquidare in busta paga il trattamento di fine rapporto. Invece, come denunciato dai consulenti del lavoro, non sarà possibile. E, non a caso, anche le fonti del ministero dell’Economia si sono limitate a dire che la misura è quasi pronta e che arriverà oggi o domani in Gazzetta Ufficiale. Una precisazione che, comunque, non smentisce quanto era stato denunciato dai consulenti del lavoro, che avevano precisato che ormai, almeno per marzo, non ci sono più i tempi tecnici. «Il processo mensile che porta alla gestione della busta paga si è messo in moto e non ci sono più spazi di recupero, perlomeno per il mese di marzo», avevano spiegato i consulenti del lavoro, parlando di una situazione di grave incertezza per le aziende.

Lo scaricabarile nel governo

«È materia del ministero dell’Economia. Non conosco lo stato di avanzamento», aveva commentato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, attirandosi le critiche del senatore di Forza Italia Andrea Mandelli. «I ministeri si rimpallano le responsabilità: scene già viste», era stato il commentato dell’esponente azzurro, per il quale «il Tfr in busta paga, per di più è una misura sbagliata». «Lanciato lo slogan, risolto il problema: è la filosofia del governo Renzi, che promette, annuncia e poi si scorda di mettere in pratica. Ma così – aveva chiosato il senatore di FI – arrivano le figuracce».