Niente carcere, Cesare Battisti torna a casa in taxi. Italia beffata due volte

La notizia che tutti aspettavano da anni: la polizia federale brasiliana ha arrestato Cesare Battisti che ora rischia l’espulsione dal Paese sudamericano, dove viveva in libertà dal 2007. Subito dopo la conferma: l’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo, condannato all’ergastolo in via definita in Italia per quattro omicidi commessi durante gli anni di piombo, potrebbe essere consegnato alle autorità della Francia, dove ha vissuto una lunga latitanza. Una mossa che riaprirebbe per l’Italia la possibilità di chiedere l’estradizione. Dopo poche ore la beffa: Cesare Battisti è stato liberato poche ore dopo il suo arresto e ha lasciato il comando della polizia federale di San Paolo in taxi dopo che il Tribunale regionale federale ha accolto una richiesta di scarcerazione presentata dal suo legale. Ora l’Italia non può fare passi falsi, il governo è chiamato a una prova di dignità e a uno scatto d’orgoglio.

Cesare  Battisti era in compagnia della moglie

Cesare Battisti, 60 anni, è stato arrestato nella sua casa di Embu das Artes, località collinare nell’entroterra di San Paolo. Al momento dell’arresto era in compagnia di moglie e figlia. La polizia federale lo ha poi condotto in una caserma di San Paolo, in attesa dell’espulsione. Battisti è stato arrestato “a compimento di un ordine di detenzione amministrativa al fine dell’espulsione”, decretata dieci giorni fa da un giudice federale di Brasilia. L’arresto è stato effettuato in collaborazione tra il Servizio cooperativo internazionale di Polizia (Scip) e la polizia brasiliana. Il 3 marzo scorso, la giudice Adverci Rates Mendes de Abreu ha accolto la richiesta della Procura federale di considerare nullo l’atto di concessione del permesso di soggiorno a Battisti, definito “uno straniero senza documenti, condannato in Italia per gravi crimini”. La giudice ha pertanto avviato la procedura di espulsione, sollecitando il governo a verificare la possibilità di consegnare Battisti alle autorità di Francia o Messico, Paesi dove l’ex terrorista ha soggiornato dopo la fuga dall’Italia e prima dell’arrivo in Brasile. E  l’ipotesi più accreditata sarebbe stata proprio la Francia.

Quel che è accaduto in Brasile

Battisti è stato condannato a due anni di reclusione, poi convertiti in affidamento ai servizi sociali, per la falsificazione dei timbri del Servizio immigrazione che gli hanno permesso di entrare illegalmente in Brasile dopo la lunga latitanza in Francia. L’ex militante dei Pac è residente nello Stato di San Paolo ed ha un regolare visto di lavoro ma la legge che regola la permanenza degli stranieri prevede che chi commette un reato per entrare o rimanere nel Paese può essere espulso. Ed è appunto il caso dell’ex terrorista, che entrò clandestinamente in Brasile usando almeno un paio di passaporti falsi, sui quali faceva apporre periodicamente timbri altrettanto falsi per dimostrare, nel caso di un controllo, di essere un turista francese in vacanza a Rio de Janeiro. Quando l’ex terrorista fu arrestato nel 2007, su richiesta dell’Italia, la polizia scoprì nel suo appartamento di Copacabana i documenti falsificati. Da lì la condanna che gli è costata le manette in vista della possibile espulsione, nonostante lo status di rifugiato politico concessogli dall’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva il 31 dicembre del 2010, ultimo giorno del suo secondo mandato. Quella decisione impedì l’estradizione in Italia e fece piombare ai minimi storici le relazioni diplomatiche tra l’Italia e il Brasile.